A 29 anni, Sofia ha raccolto il testimone dello zio e oggi gestisce l’Hotel Walser con il compagno Luca. Tra radici familiari, ospitalità e futuro, ecco il suo racconto
C’è un piccolo albergo a Courmayeur che racconta una storia di radici profonde e di futuro consapevole. Si chiama Hotel Walser e prende il nome dall’antico popolo alpino originario del Vallese. Qui, nel cuore delle Alpi, l’eredità di famiglia non è solo un racconto, ma una scelta di vita. Sofia Sisto Luboz, 29 anni, ha preso in mano le redini dell’hotel di famiglia con il compagno Luca, dopo il lungo lavoro portato avanti dallo zio Maurizio. La struttura, ispirata agli “Stadel” dei Walser – case in legno e pietra costruite in simbiosi con la montagna – è molto più di un semplice rifugio per turisti: è una casa che custodisce memoria, natura, autenticità. Ogni dettaglio dell’albergo parla di storia familiare e amore per la Valle d’Aosta: dal logo disegnato da Franco Balan alla terrazza fiorita voluta da nonna Lidia, fino al piccolo centro benessere aperto a tutti, anche agli esterni. Il Walser è punto di partenza per escursioni estive, tappa per il Tour du Mont Blanc, e spazio vivo per chi sogna la montagna con occhi veri. Qui si lavora sodo, ma si sogna ancora di più. Ed è proprio questo equilibrio che Sofia ha deciso di difendere: l’idea che si possa innovare restando fedeli alle proprie origini.
Sofia, come nasce il tuo legame con l’Hotel Walser e perché hai deciso di prenderne la gestione?
L’Hotel Walser è parte della mia vita da sempre. È nato nel 1995 grazie a mio zio Maurizio, che lo ha costruito con amore e con uno spirito intraprendente ereditato dal nostro bisnonno Maurice, guardia parco del Gran Paradiso. Crescere a Courmayeur significava anche crescere dentro quell’albergo. Era la nostra seconda casa, il luogo dove facevamo le cacce al tesoro, dove si ritrovava tutta la famiglia. Quando mio zio ha deciso di dedicarsi ad altro, nel 2020, ho capito che era il mio momento: volevo continuare questa storia, portarla avanti con il mio tocco, ma senza snaturarla.
Oggi sei tu, insieme a Luca, il tuo compagno, a portare avanti la struttura. Qual è la vostra visione?
Vogliamo che ogni ospite si senta davvero accolto come in famiglia. Questo hotel non è solo un posto dove dormire: è un rifugio che racconta chi siamo. Siamo legati profondamente alle nostre radici Walser, che affondano nella valle di Gressoney. L’edificio stesso si ispira agli “Stadel”, le tipiche case in legno e pietra di quel popolo. Il nostro logo, disegnato da Franco Balan, unisce simboli della tradizione e valori attuali: accoglienza, vigilanza, condivisione. C’è perfino un gallo, che simboleggia la generosità: chi ha fame troverà sempre un posto a tavola.
Quanto conta la storia della vostra famiglia in questo progetto?
È tutto. Mia nonna Lidia, detta “la Tedesca”, veniva dalla valle di Gressoney e arrivò a Courmayeur per lavorare in estate. Lì incontrò mio nonno Attilio. La loro storia d’amore attraversa tutta la Valle d’Aosta, ed è una storia fatta di lavoro, di rispetto per le montagne e per le persone. Ogni dettaglio dell’hotel è un omaggio a loro e a chi ci ha preceduto. Persino il giardino esterno è stato creato con amore da nonna Lidia: è il nostro piccolo eden d’estate.
Come si trasforma l’ospitalità alpina oggi?
Oggi il concetto di accoglienza è cambiato: le persone cercano autenticità, esperienze vere. Non vogliono solo la stanza bella, ma la sensazione di sentirsi parte di un luogo. E noi cerchiamo di offrirla, anche attraverso piccoli gesti: un dolce fatto in casa da Luca, un consiglio su una passeggiata poco conosciuta, un calice di vino al tramonto nel nostro giardino.
Cosa vi rende unici rispetto ad altre strutture della zona?
Oltre alla storia, direi l’atmosfera: familiare, ma mai invadente. Poi c’è il nostro piccolo centro benessere, che si può prenotare in esclusiva anche se non si è clienti dell’hotel: due ore di relax in totale privacy, magari dopo una giornata in bici. E proprio la bici è un altro tema che ci sta molto a cuore.
In che modo?
Crediamo moltissimo nello sviluppo del cicloturismo. Courmayeur è affollata d’estate, certo, ma ci sono aree, come le piste da sci, che fuori stagione potrebbero essere adattate ai percorsi mountain bike. Abbiamo tanti ospiti, soprattutto americani e neozelandesi, che scelgono il Walser come base per fare il Tour du Mont Blanc. L’apertura estiva del bike park è un’opportunità enorme per allungare la stagione turistica e dare nuovo slancio alla zona.
Cosa rappresenta per te Courmayeur oggi?
È casa. È il luogo in cui sono cresciuta e che oggi, con responsabilità e amore, provo a restituire agli altri. Ogni volta che apriamo le finestre dell’hotel e vediamo il Dente del Gigante o il Monte Chetif, sappiamo perché siamo qui: per condividere quella bellezza, ogni giorno, con chi arriva da lontano.
E per il futuro, che sogni hai?
Continuare a far crescere il Walser restando fedeli alla sua anima. Innovare sì, ma con rispetto. E poi, magari, scrivere nuovi capitoli di questa storia con gli ospiti che verranno: perché ogni sorriso, ogni momento vissuto qui, è parte di un racconto più grande. E noi siamo solo all’inizio.
Arianna Pinton