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Il tour guidato proposto da Donato Arcaro sui luoghi della fiction: dal Teatro Romano a piazza Caveri, fino al palazzo con “Schiavone” sul citofono

 

Donato Arcaro, guida turistica della Valle d’Aosta

Donato Arcaro è la guida turistica che da anni propone tour alla scoperta dei set ad Aosta sulle tracce di Rocco Schiavone, così come fanno nel ragusano per i luoghi di Montalbano. È già dalla prima serie della fiction che Arcaro ha approntato il suo programma e la pagina sull’Aosta di Rocco Schiavone è la più cliccata tra quelle degli itinerari proposti sul sito valledaosta-guidaturistica.it.

Aosta e la Valle attirano gli appassionati della fiction?

“Propongo visite ad Aosta alla scoperta della città con attenzione anche alle location della fiction e sul mio sito è da anni una delle pagine più visitate. Quindi sì, sono molte le persone interessate a scoprire la città con lo sguardo del vicequestore Schiavone.”

Come funziona il tour?

“Si parte da piazza Plouves e dal seicentesco palazzo Ansermin, dove era la prima abitazione del vicequestore; sul citofono c’è ancora scritto “Schiavone”. Le location sono diverse: alcune sono molto riconoscibili, come il Teatro Romano, che si intravede dalla finestra di casa, luogo degli incontri spirituali tra il personaggio interpretato da Marco Giallini e Marina, la moglie scomparsa (nelle prime quattro stagioni col volto di Isabella Ragonese, dalla quinta di Miriam Dalmazio n.d.r.). Un altro luogo chiaramente conoscibile è il Caffè Nazionale, ovvero lo storico locale che c’era già quando hanno costruito il municipio nel IXX secolo ed è un luogo che ricorre poiché Schiavone è cliente abituale. Un altro sito che ricorre spesso è piazza Severino Caveri, dove c’era il Foro Romano e dove il vicequestore Schiavone e Maurizio Baldi si confrontano passeggiando. E poi la Questura, che è ricostruita nell’area dismessa dell’acciaieria Cogne, nella zona meridionale della città.”

Marco Giallini nella biblioteca regionale

Mi vengono in mente anche l’Arco di Augusto e Porta Pretoria, perché Aosta è soprannominata la “Roma delle Alpi”: un simbolismo per la fiction, dato che qui il protagonista deve affrontare il proprio passato. Altri luoghi?

“Ci sono siti comparsi magari solo una volta e che però si possono vedere: per esempio la via Antica Zecca, dove c’è stato l’assassinio della professoressa Martine, o l’ex istituzione scolastica Maria Adelaide diventata un ospedale. Poi ci sono state puntate in cui sono visti il Chiostro della Collegiata di Sant’Orso dove avviene un apparente suicidio e il Criptoportico, che sono molto interessanti anche dal punto di vista storico-artistico.”

Però Aosta nella fiction appare molto più fredda e umida di quanto non sia in realtà: è una “città di confine”.

“Sottolineo sempre che, mentre nei romanzi di Antonio Manzini e di conseguenza anche nello sceneggiato, ad Aosta piove sempre, in realtà il capoluogo valdostano ha un clima opposto: qui piove pochissimo come in Puglia.”

Lei ha incontrato Manzini, ne avete parlato?

“Sì, siccome lavoravo in biblioteca ad Aosta, avevo accompagnato Antonio Manzini proprio in occasione del primo libro e gli avevo fatto notare questa cosa e lui mi aveva detto ‘sì è vero, però l’Aosta dei romanzi è trasfigurata attraverso gli occhi del vicequestore Schiavone che, essendo lì in punizione, ovviamente vive la cosa un po’ male e quindi sembra sempre che piova e nevichi’. Diciamo che con i gruppi è anche l’occasione per smontare un cliché e mostrare che Aosta in realtà è molto più solare di quanto appaia nella fiction e quindi nell’immaginario di molti.”

Donato Arcaro e Marco Giallini nella biblioteca regionale

Tra l’altro qualche anno fa Manzini aveva scritto un articolo su Repubblica chiedendo scusa ad Aosta, che è meglio di come la racconta nei suoi romanzi.

“L’altra cosa buffa è che e i romanzi sono ambientati prevalentemente in inverno, così la produzione vuole sempre che Schiavone indossi il giubbotto loden e le Clarks ai piedi, fossero il mantello da supereroe. Perciò ambientano le scene in inverno, solo che solitamente le girano in primavera e persino in estate, e quindi è un problema spacciare Aosta primaverile con caratteristiche invernali ed è per questo che girano sempre di notte con atmosfere particolarmente cupe. A volte vanno a prendere in vetta un po’ di neve per ambientare meglio e noi capiamo quando hanno girato la notte precedente grazie a questi indizi.”

Ci sono altre location oltre Aosta.

“Certo, nella valle sono molte, però siccome sono sparse è praticamente impossibile organizzare un tour, altrimenti si dovrebbe girare tutta la Valle d’Aosta. Per esempio, ci sono il comune di Saint-Nicolas e anche il Casino di Saint-Vincent e la passerella panoramica delle Terme di Pré-Saint-Didier. Nella quarta stagione si sono visti il corridoio e la sala delle corna del Castello Reale di Sarre, residenza di caccia dei Savoia per una scena romantica decisiva. Nella quinta c’era la Skyway, la funivia futuristica di Courmayeur. Anche la Valle di Cogne e la Val di Rhemes sono state teatro di riprese. Poi ci sono zone spacciate per altre, come per l’episodio Castore e Polluce ambientato sul Monte Rosa ma poi si vede il Dente del Gigante da Punta Helbronner…”

L’attore Marco Giallini è talmente di casa da queste parti che nel 2019 ha ricevuto l’onorificenza di Ami de la Vallée d’Aoste, per il contributo alla promozione culturale e turistica.

Arianna Pinton

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