Fino al 9 novembre 2025, il Centro Saint‑Bénin di Aosta ospita Brassaï. L’occhio di Parigi: un’immersione nell’anima intima e sorprendente della Ville Lumière

Quando il sole tramonta su Parigi, la città si svela in luci e ombre, poesia palpabile nell’aria. È questa la Parigi vista da Brassaï, pseudonimo di Gyula Halász. Fino al 9 novembre 2025, il Centro Saint‑Bénin di Aosta propone la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi, curata da Philippe Ribeyrolles (nipote e archivista), con oltre 150 stampe vintage, sculture, scritti, documenti e oggetti personali, per ricostruire un racconto ricco e stratificato dell’opera del fotografo.
Il percorso espositivo muove dall’iconico Paris de Nuit (1933), volume che consacrò il suo sguardo unico, fatto di esposizioni lunghe, lampioni, marciapiedi bagnati e figure evanescenti – prostitute, vagabondi, intellettuali – sospesi tra sogno e realtà. Ma non si ferma alle atmosfere notturne: spaziano ritratti di amici artisti (Picasso, Dalí, Matisse, Giacometti), serie dedicate ai graffiti metropolitani – tra i primi ad elevarli a forma d’arte – e oggetti legati alla Parigi surrealista e bohémien. Tra fotografie, lettere, sculture e graffi su muri urbani, la mostra intreccia sguardi e linguaggi. Con silenziosa profondità, Brassaï racconta la Parigi tra le due guerre: un paese che si fa immagine di un’intera epoca.

Il suo occhio – definito “vivente” da Henry Miller – traduce la città in poesia visiva, scavando nell’ordinario per restituire meraviglia.
Hanno collaborato al progetto Daria Jorioz (Regione Valle d’Aosta), Silvia Paoli (Museo di Fotografia Contemporanea) e Annick Lionel‑Marie (Musee Maillol, Parigi), offrendo un allestimento raffinato e un catalogo bilingue con saggi a più voci.
Sibilla Panfili