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Corrado Ferretti, Presidente della Fondazione Saussurea, racconta la magia di un luogo davvero incentevole in cui apprezzare appieno la flora alpina estiva

 

Giardino Alpino Saussurea – ©Aiace Bazzana

Ai piedi del Monte Bianco, il non è solo un museo della biodiversità: è un luogo dove scienza, paesaggio e consapevolezza si intrecciano. Ne parliamo con Corrado Ferretti, presidente della Fondazione che lo gestisce.

Dottor Ferretti, la sua carriera è cominciata nel mondo dell’impresa. Come è approdato alla guida della Fondazione Saussurea?

“Il mio ingresso nella Fondazione è stato, in fondo, naturale. Mio padre Laurent, che ha fondato il Giardino nel 1984, mi ha trasmesso l’amore per il territorio e una certa sensibilità verso la natura. Lui aveva competenze botaniche e naturalistiche che io non ho: provengo da un percorso imprenditoriale e ho cercato di offrire un contributo diverso, strutturando la Fondazione in modo funzionale e sostenibile, diffondendone le attività e valorizzandone l’impatto. La parte scientifica è curata con grande competenza da Isabella Vanacore Falco, a cui va gran parte del merito. Dopo tanti anni nel settore profit, ho sentito il bisogno di mettere le mie competenze al servizio di iniziative capaci di generare anche valore sociale e culturale. Ho scoperto un mondo dove i valori contano più del denaro, e oggi sono impegnato anche in altri progetti non profit, come Kalatà e Phitrust Partenaires. Alla Saussurea, porto avanti questa visione: fare del giardino e delle sue attività culturali un’esperienza che ispira, educa e crea connessioni autentiche.”

Qual è la storia del Giardino e qual è la sua missione?

“La Fondazione nasce dalla visione pionieristica di mio padre: creare, proprio ai piedi del Monte Bianco, un luogo dove natura, scienza e bellezza si potessero incontrare. Il Giardino Botanico è stato inaugurato nel 1987, ma l’idea risale agli anni Sessanta. Porta il nome di Horace-Bénédict de Saussure, il grande naturalista ginevrino che per primo salì sul Monte Bianco con uno spirito scientifico. È uno dei giardini botanici più alti d’Europa, a quasi 2.200 metri di altitudine, in un contesto naturale eccezionale ma fragile. Ospita centinaia di specie alpine — non solo valdostane — provenienti da diversi massicci montuosi del mondo. Il suo valore è doppio: è un patrimonio vivente di biodiversità e uno strumento prezioso per la divulgazione scientifica. La Fondazione promuove la conoscenza dell’ambiente montano attraverso un linguaggio accessibile, esperienziale, coinvolgente. E oggi, più che mai, sentiamo la responsabilità di rendere il Giardino un luogo che non si limita a esporre piante, ma che semina consapevolezza.”

Cosa può ammirare un visitatore che raggiunge il Giardino durante l’estate?

“In estate, il Giardino Saussurea offre uno spettacolo unico: un mosaico di fioriture alpine, provenienti non solo dalla Valle d’Aosta ma da catene montuose di tutto il mondo. Le piante sono raccolte per ambienti e microhabitat, e raccontano la straordinaria capacità della vita di adattarsi a condizioni estreme. Passeggiando tra i sentieri, ci si immerge nella biodiversità, ma anche nella poesia del paesaggio: l’aria rarefatta, il cielo vicinissimo, il silenzio del Monte Bianco. È proprio questo contrasto tra bellezza e fragilità a rendere l’esperienza così potente. I visitatori possono osservare con i propri occhi gli effetti del cambiamento climatico: ghiacciai che si ritirano, ambienti che cambiano volto, specie che migrano. Ogni elemento del Giardino diventa parte di un racconto più ampio, che parla di equilibrio, di perdita, di possibilità. Il Giardino vuole essere questo: un luogo che ispira meraviglia, ma anche responsabilità. Una kiss-in con la natura, dove l’incanto si trasforma in coscienza. Ogni fiore che sboccia, ogni vetta innevata all’orizzonte, ci ricorda che la bellezza dell’ambiente è un bene comune, fragile, e che la sua tutela è una missione collettiva.”

Arianna Pinton

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