Da un’attività ereditata a una scelta di cuore: la quotidianità di un allevamento caprino a Courmayeur, dove il latte di montagna diventa yogurt, formaggio e gelato.
Tra sacrifici, stagioni e sogni futuri, il valore della genuinità si misura ogni giorno. “Con le capre non era amore a prima vista. Poi è diventata una scelta di vita”. Ce ne parla Fiorella Milliery, cuore e mente della Società Agricola Mont Blanc, ai piedi del Monte Bianco. «In realtà non è mai stata una mia passione. Ci sono entrata quasi per dovere, perché l’azienda c’era già, fondata da mio suocero. Poi, come spesso accade, le cose che non cerchi diventano quelle a cui tieni di più».

Così inizia il racconto di Fiorella, una donna che ha trasformato una necessità in una dedizione quotidiana, costruendo con la sua famiglia una realtà agricola d’eccellenza proprio a Courmayeur, nel cuore delle Alpi. Oggi l’azienda conta un centinaio di capre, tutte appartenenti alla razza camosciata delle Alpi, selezionata negli anni per l’elevata qualità del latte. Fiorella, suo marito e i figli – affiancati da qualche collaboratore – portano avanti con tenacia la produzione casearia, che spazia dal latte fresco allo yogurt, dai formaggi freschi e stagionati fino ai dessert e al gelato, tutti rigorosamente a base di latte di capra. «Il nostro yogurt è sicuramente il prodotto di punta. Non tutti gli allevamenti riescono a farlo: richiede una buona quantità di latte e un processo costante. È apprezzato da tutti, anche da chi inizialmente è scettico verso il latte di capra».
Ma oltre alla bontà dei prodotti, è la loro origine a fare la differenza: «Il nostro foraggio arriva tutto da oltre i 1300 metri, è fieno biologico e di alta montagna. Le capre mangiano solo quello che produciamo noi, tranne i cereali che, per questioni altimetriche, dobbiamo acquistare». Nel racconto di Fiorella emergono anche la fatica e la complessità di questo mestiere: «Lavorare in alpeggio non è per tutti. Gli orari sono lunghi, la reperibilità è continua, e trovare personale disposto a questa vita è sempre più difficile». L’azienda si organizza con due dipendenti fissi: uno per la stalla e uno per il caseificio. «La mungitura inizia alle 7.30 del mattino, poi ci sono la pulizia, la cura degli animali e le lavorazioni del latte. Si finisce spesso nel tardo pomeriggio, e questo per 365 giorni all’anno, senza festività». Il contesto di Courmayeur rappresenta un valore aggiunto, sia dal punto di vista della clientela sia della reputazione: «Lavoriamo molto con i turisti e le seconde case. Se dovessimo basarci solo sui residenti, non potremmo sostenere tutto. Ma allo stesso tempo Courmayeur dà un’identità forte al prodotto: trasmette subito un’immagine di genuinità e alta qualità».

Durante l’estate l’azienda apre al pubblico anche nel punto vendita accanto alla stalla, mentre per il resto dell’anno è attiva la rivendita a Courmayeur e la distribuzione a ristoranti, alberghi e supermercati tra Courmayeur e Aosta. I formaggi di Fiorella e famiglia si possono così assaporare anche in alcuni dei locali più rinomati della Valle. Le chiedo se abbia un legame speciale con qualche animale. Sorride: «Non sono io a occuparmene direttamente, seguo più la parte commerciale. Ma ci sono capre che conosciamo da sempre, alcune sono con noi da oltre dieci anni. Ti seguono come cagnolini. A loro modo, fanno parte della famiglia». Il futuro? Incerto ma ancora aperto: «Mia figlia è appassionata di animali, ma con l’arrivo di un nipotino e nuove strade da percorrere, non so cosa accadrà. Di sicuro, finché ci sarà passione e possibilità, noi continueremo a fare questo lavoro, cercando sempre di migliorarci, anche se è diventato tutto più complicato. Ma la soddisfazione che dà non si può spiegare: è qualcosa che si sente nelle mani, nel cuore, e nel latte che ogni mattina diventa qualcosa di buono».
Arianna Pinton