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Lo Chalet Val Ferret è una tappa iconica del Tour du Mont Blanc, tra accoglienza internazionale, sostenibilità e amore per la montagna

 

C’è una velocità che non si misura in secondi ma in passione, dedizione, ritmo interiore. Marcella Biondi lo sa bene: da gigantista della Nazionale italiana a gestrice dello Chalet Val Ferret, la sua vita non ha mai conosciuto pause. “Ho solo cambiato pendenza”, dice sorridendo. “Qui non si rallenta: quattro mesi di stagione sono una vera maratona”.

Nata il 3 giugno 1970 a Courmayeur, Marcella ha lasciato il segno nello sci italiano degli anni ’90, vincendo la Coppa Europa di slalom gigante nel 1992 e collezionando piazzamenti in Coppa del Mondo e ai Campionati Italiani. Dopo il ritiro, si è formata negli Stati Uniti per poi tornare alle radici: la Val Ferret. “Lo Chalet è casa, letteralmente. Un tempo qui c’era una stalla dove i pastori della vallata portavano i manzi. Da bambina ci giocavo tutta l’estate. Mio nonno mi accompagnava con la sua Giulietta lungo la strada sterrata. Ricordi incancellabili”. Dal 2019 è lei a guidare lo storico Chalet Val Ferret, a 1.780 metri di quota in località Arnouva, tappa amatissima del Tour du Mont Blanc.

Con sole sette stanze e una vista mozzafiato su Grandes Jorasses e Triolet, la struttura coniuga semplicità e comfort: camere doppie con bagno, ristorante, Wi-Fi, zona asciugatura, e persino accesso per disabili. “Accogliamo per lo più escursionisti stranieri, in particolare da Canada, America, Australia, Israele, Corea. Lavoro con piccole agenzie con cui ho instaurato rapporti solidi. Sono viaggiatori leggeri, zaino essenziale e trasporto bagagli organizzato”. In uno scenario così fragile, l’equilibrio tra autenticità e sostenibilità non è un’opzione, ma una necessità. “Ci vuole passione e presenza. Sono qui ogni giorno, dalle 8 del mattino alle 10 di sera. Se trovi i collaboratori giusti, hai già fatto metà del lavoro. Il resto è attenzione, cura, coerenza. Come tenere la prua nella giusta direzione, anche quando il mare è mosso”.

Marcella è anche vicepresidente dell’associazione dei guardiani dei rifugi del Tour du Mont Blanc, una rete fondamentale per la gestione sostenibile di uno dei trekking più richiesti al mondo. “L’associazione è nata per fornire informazioni affidabili, dalla prenotazione alla logistica. Stiamo lavorando al nuovo sito, più moderno e funzionale. E ci occupiamo anche della manutenzione dei sentieri, della gestione dei rifiuti, dell’installazione di toilette. Piccoli grandi gesti per un turismo responsabile”. Se il turismo di montagna è cambiato – “oggi si cerca il comfort, anche qui a 1.800 metri” – Marcella ha saputo rispondere con un’accoglienza calda e consapevole. “L’incontro con gli ospiti è breve ma intenso. Loro hanno bisogno di un letto, una doccia calda, la lavanderia. E tu diventi un po’ l’amico all’estero, quello che li accoglie, che ascolta com’è andata la tappa. Anche se per una notte sola, ci si scambia qualcosa”.

Alla domanda su quale sia il tratto più spettacolare del Tour, non ha dubbi: “Da Rifugio Bonatti ad Arnouva. Una balconata che corre parallela alla catena del Monte Bianco: se il sole splende, è pura meraviglia”. E quando le chiedi quando lo Chalet diventa davvero magico, risponde senza esitazione: “Settembre. Le ombre lunghe, i larici che iniziano a ingiallire, un cielo terso, i passi più lenti. È il momento in cui senti davvero la montagna”. In un’epoca di trasformazioni climatiche e turistiche, lo Chalet Val Ferret resta un avamposto di senso.

“Chi arriva qui deve accettare la filosofia del posto. Un luogo che sta nove mesi sotto la neve ha le sue regole. L’umidità di inizio stagione, la scarsità d’acqua a settembre, l’energia prodotta in loco… Non è per tutti. Ma per chi la abbraccia, è un’esperienza unica”. Unica, come la parola che Marcella Biondi sceglie per descrivere la sua montagna. Unica, come la sua traiettoria: dalla Coppa Europa alle cime del Monte Bianco, senza mai smettere di correre. Anche quando la destinazione è il silenzio, la roccia, un saluto alla frontiera fra due mondi.

Arianna Pinton

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