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Dal 7 al 10 gennaio 2026 lo spettacolo si accende sulla neve. Ne abbiamo parlato con Roberto Ciufoli, speaker della prima edizione. L’intervista è anche pubblicata sul magazine View of Mont Blanc, vol.4, Winter, in distribuzione da dicembre 2025.

In attesa dell’edizione 2026

Dopo l’esordio nel 2025 che ha trasformato Courmayeur in un palcoscenico alpino per uno degli sport più eleganti al mondo, l’Italia Polo Challenge torna ai piedi del Monte Bianco per la sua seconda edizione invernale. L’evento è in programma dal 7 al 10 gennaio 2026. Ancora una volta il manto innevato della località valdostana si convertirà in un’arena candida e scenografica,. Qui tecnica, potenza e grazia si fonderanno in un rito sportivo dal fascino ancestrale. La manifestazione, amatissima nel circuito italiano per la sua energia internazionale e il suo format capace di avvicinare nuovi pubblici allo sport del polo, conferma Courmayeur come tappa iconica del calendario invernale. La località valdostana è infatti un luogo in cui il gesto atletico incontra l’immaginario, e dove l’esperienza non si limita alla partita ma abbraccia lifestyle, paesaggio, cultura del gesto e meraviglia visiva.

Roberto Ciufoli, il celebre speaker

Tra i protagonisti della prima edizione 2025, a imprimere ritmo e narrazione alle gare c’è stato Roberto Ciufoli. Attore, autore e voce riconoscibilissima del panorama italiano del polo, che dal microfono già lo scorso anno ha saputo dare al gioco una dimensione di racconto. Ciufoli ha reso il polo non solo comprensibile per chi era alla sua “prima volta”, ma vibrante per tutti: esperti, curiosi, turisti, famiglie e appassionati del brivido sportivo. Oggi, alla vigilia della nuova edizione, torniamo a lui per ripercorrere quell’atmosfera unica, fatta di neve, galoppi, emozione e teatro.

Roberto Ciufoli — La voce che ha fatto vibrare il polo sulla neve

Quando il microfono si accende, non si limita a raccontare: disegna mondi. Roberto Ciufoli lo sa bene. Attore, autore, volto televisivo e affabulatore naturale, lo scorso anno ha prestato la voce alla prima edizione dell’Italia Polo Challenge a Courmayeur. Un debutto che per la località alpina non è stato soltanto un evento sportivo, ma un racconto collettivo, vivido, emozionante, reso ancora più cinematografico dalla cornice invernale del Monte Bianco.

L’intervista

«È stata un’esperienza bellissima» ricorda. «Abbiamo accompagnato l’attenzione del pubblico partita dopo partita. Faceva freddo, certo, ma l’atmosfera era caldissima. Le tribune erano piene, i funghi riscaldanti creavano conforto, e soprattutto c’era un’attenzione autentica, viva». Merito delle partite, combattute ed eleganti, certo. Ma anche della capacità di tradurre in emozione uno sport tanto affascinante quanto complesso. «Il polo è bellissimo ma difficile, perfino per chi lo gioca. Prima della mazza, delle regole, della tattica, c’è il cavallo: un altro atleta da sentire, capire, guidare. E poi c’è il galoppo, quel suono che vibra al petto. Al cuore, direi».

Uno speaker d’eccezione

Il suo compito, dal microfono, non è la cronaca, ma l’incanto. «Io penso per immagini e per sogni. Osservo e poi provo a trasformare quello che vedo in un racconto che possa appassionare qualcuno. Il privilegio di uno speaker è proprio questo: prendere chi ti ascolta per mano e portarlo dentro un mondo che magari non conosce, ma che – se glielo racconti con il ritmo giusto – può amare dal primo istante». E se il racconto ha trovato la sua voce, il palcoscenico ha fatto il resto. «Courmayeur non ha fatto da sfondo, è stata protagonista. Giocare a polo sulla neve, in un’arena così, con quelle montagne intorno… la suggestione era totale. Non a caso si replica: significa che qualcosa ha funzionato veramente».

Che cos’è per Ciufoli Italia Polo Challenge

Gli chiediamo tre parole per definire l’Italia Polo Challenge: non esita. «Entusiasmante, perché l’energia del campo è contagiosa. Impensabile, perché il polo sembra uno sport per pochi, per mondi lontani, e invece è un’emozione accessibile a tutti. E imperdibile, perché una volta provato, non si dimentica». Parla da narratore, ma soprattutto da innamorato. «Il polo è un gioco straordinario. Da seguire, da vivere, da sentire. E il connubio tra un’organizzazione consolidata e il supporto del territorio – che non è mai scontato – ha creato un’alchimia rara». E conclude con un auspicio che suona quasi come un passaggio di testimone, un invito collettivo a ritrovarsi tutti lì, ancora una volta: «Io spero di essere di nuovo sul campo. A raccontare, certo. Ma soprattutto a emozionarmi».

Arianna Pinton

Foto crediti: Prensa Polo

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