Un ritorno denso di significato per uno dei designer italiani più sensibili al valore umano e poetico del progetto.
Matteo Ragni, due volte Compasso d’Oro, torna a Courmayeur con un’installazione dedicata ad “Amore & Passioni”, tema della prossima edizione del Design Week-end. Tra ironia, leggerezza e responsabilità, ci racconta il suo modo di guardare al design come atto d’amore verso le persone e verso il pianeta. Questa intervista è stata pubblicata sulla rivista View of Mont Blanc, distribuita gratuitamente in tutto il Comprensorio del Monte Bianco a partire da dicembre 2025. Da oggi la postiamo live qui per raggiungere un numero ancora più ampio di lettori.
L’intervista
A.P.: Courmayeur Design Week-end ti vede di nuovo protagonista. Cosa ti ha spinto a tornare e cosa rappresenta per te questa edizione dedicata ad “Amore & Passioni”?
M.R.: «Courmayeur è una vecchia fiamma, diciamo così. Oltre ad averla “sciata”, da diversi anni lavoriamo con Skyway Monte Bianco per la consulenza sui prodotti legati all’immaginario del Monte Bianco. Con Paola Coronel ci conosciamo dai tempi della prima o seconda edizione del Design Week-end, attorno al 2000. Dopo una pausa, la collaborazione si è riattivata lo scorso anno e per il 2026 sarà un ritorno davvero piacevole. Questo format è una bella occasione di incontro, quasi familiare: progettisti e aziende che si ritrovano un paio di volte l’anno tra mare e montagna, condividendo idee e passioni.»
A.P.: Il tuo progetto parla di amore e leggerezza: due parole universali ma difficili da tradurre nel linguaggio del design. Come le hai interpretate?
M.R.: «L’amore, per me, è la passione che ci distingue come esseri umani. Nel nostro lavoro di designer, è la spinta che ci porta a creare. La leggerezza, invece, è un insegnamento che prendo da Achille Castiglioni e da Calvino: non prendere troppo sul serio né se stessi né il proprio mestiere. È uno stato d’animo, non superficialità. Il progetto che stiamo sviluppando con l’azienda Medit nasce proprio da questa idea: unire passione e leggerezza, due ingredienti che rendono il design capace di emozionare.»
A.P.: Come nasce la collaborazione con Medit?
M.R.: «È stato un incontro orchestrato da Paola Coronel, una vera padrona di casa. Conoscevo già Medit per motivi professionali e tecnici, ma questa volta è scattata subito un’affinità particolare. Il tema della tenda, dell’ombra che filtra e rivela, è diventato un punto di partenza poetico: c’è qualcosa di intimo e simbolico nello “svelare” e nel “proteggere”. Paola, in un certo senso, è stata il Cupido di questa nostra nuova relazione creativa.»
A.P.: Da designer e Compasso d’Oro, hai spesso riflettuto sulla responsabilità del progetto. Pensi che oggi il design possa — o debba — essere anche un atto d’amore verso il pianeta?
M.R.: «È una bellissima ipotesi, e direi anche una necessità. L’essere umano è per natura egoista: tende a pensare alla propria sopravvivenza più che a quella del pianeta. Nel tempo abbiamo perso la capacità di guardare lontano. Eppure, la responsabilità progettuale dovrebbe essere sempre presente: non solo verso le generazioni future, ma anche verso le imprese con cui lavoriamo. L’atto d’amore verso il pianeta è un atto dovuto. Fortunatamente, vedo nelle nuove generazioni un risveglio, un desiderio di uscire da quel torpore egoistico che ci ha segnato negli ultimi decenni.»
A.P.: Courmayeur, con la sua natura e la sua luce, è parte integrante del racconto visivo del Design Week-end. Cosa ti auguri che il pubblico colga dal tuo progetto, immerso in questo paesaggio?
M.R.: «Mi piacerebbe creare un’installazione piacevole da vedere, “lieve” nel senso di non invadente, rispettosa degli spazi che il Comune di Courmayeur ci mette a disposizione. Vorrei che fosse interattiva in modo giocoso, capace di far dialogare prodotti tecnici con la leggerezza del pubblico. Che si tratti di addetti ai lavori o turisti, l’importante è che si divertano, che sentano questa energia condivisa. Per noi designer, il Design Week-end è anche questo: un ritorno nel “luogo del delitto”, come dico scherzando, ma soprattutto un momento di convivialità e di relazioni autentiche.»
Arianna Pinton
Photo credit: Monica Spezia