Quando il gin incontra l’arte contemporanea: la storia del Gin Glacialis e della nuova etichetta firmata da Alfredo Pieramati.
C’è un profumo preciso che appartiene all’alta quota: quello del ginepro selvatico, del vento freddo che attraversa i pendii alpini, dell’acqua purissima che scende dai ghiacciai. È un immaginario fatto di silenzi, rocce, neve e natura essenziale. Ed è proprio questo universo che il Gin Glacialis cerca di racchiudere in una bottiglia.
L’essenza alpina del Gin Glacialis
Nato in Valle d’Aosta dalle Distillerie St. Roch – Levi – Ottoz, storica realtà legata alla famiglia Levi attiva nella distillazione fin dalla fine dell’Ottocento, il Gin Glacialis rappresenta una delle espressioni più autentiche del gin alpino italiano. Un progetto che, fin dall’inizio, ha scelto una strada precisa: raccontare il territorio attraverso la semplicità.
Un gin che nasce dal territorio
A differenza di molti gin contemporanei, costruiti su ricette elaborate e decine di botaniche, Glacialis punta tutto su un solo ingrediente protagonista: il ginepro selvatico valdostano. Le bacche vengono raccolte a mano tra i 1.500 e i 2.400 metri di altitudine, sui versanti alpini della regione, e successivamente lavorate secondo una produzione artigianale che utilizza acqua proveniente dai ghiacciai e alambicchi discontinui a bagnomaria. Il risultato è un distillato limpido, balsamico, intenso, capace di evocare immediatamente la montagna. Un gin essenziale e identitario, nato oltre dieci anni fa e diventato negli anni una piccola eccellenza di nicchia, apprezzata anche a livello internazionale grazie ai riconoscimenti ottenuti nelle principali competizioni dedicate ai distillati.
Quando l’arte incontra il gin
Ma oggi il Gin Glacialis racconta la Valle d’Aosta non soltanto attraverso il gusto, bensì anche attraverso l’arte. La nuova etichetta in edizione limitata e numerata porta infatti la firma di Alfredo Pieramati, artista italiano noto per il suo linguaggio visivo vivace e per la ricerca definita “Computerismo”, una poetica che scompone immagini e forme in chiave contemporanea, lasciandosi influenzare dall’estetica digitale e dalle nuove tecnologie. Colorata, dinamica e fortemente riconoscibile, la nuova veste grafica del Gin Glacialis nasce da un legame profondo tra l’artista e Courmayeur.
Il legame di Alfredo Pieramati con Courmayeur
«Ho avuto due gallerie per circa quindici anni a Courmayeur, tra la Torre Malluquin, via Roma e via Marconi, e ho vissuto qui per diciassette anni», racconta Pieramati. «È un luogo a cui sono profondamente affezionato e che ha influenzato molto il mio lavoro». Un rapporto personale e artistico che emerge anche in una delle sue serie più note, Silenzi della neve, ispirata proprio alle atmosfere della località ai piedi del Monte Bianco. «Non era la classica immagine delle casette di montagna», spiega l’artista, «ma una visione più legata alla neve, al silenzio e all’atmosfera che si respira qui». La collaborazione con le Distillerie St. Roch – Levi – Ottoz nasce proprio da questa affinità con il territorio e da un lavoro condiviso durato oltre un anno. «Dopo un lungo periodo di confronto è nato il progetto, oggi in distribuzione», racconta Pieramati. «È stata una collaborazione molto apprezzata, anche perché nasce dall’amore autentico per questa Valle». L’artista sottolinea anche la qualità del prodotto, definendolo «un gin buonissimo, un distillato di nicchia fortemente legato al territorio e alla storia delle distillerie valdostane». Con questa etichetta, aggiunge, «ho voluto creare un omaggio a Courmayeur e alla Valle d’Aosta».
Una bottiglia che racconta la montagna
Il risultato è un oggetto che va oltre la semplice bottiglia: un incontro tra design contemporaneo, tradizione artigianale e identità alpina. Un racconto visivo che utilizza colori, segni e geometrie per reinterpretare il carattere della montagna in chiave moderna. E forse non sarà un progetto isolato. «Ci sono nuove idee per la Valle d’Aosta, sempre insieme alle Distillerie St. Roch – Levi – Ottoz», anticipa Pieramati. «È una collaborazione che nasce da un legame autentico e che mi piacerebbe continuare». Nel frattempo, il Gin Glacialis continua a raccontare il territorio a modo suo: con il profumo del ginepro, l’acqua dei ghiacciai e, oggi, anche attraverso l’arte.
Sibilla Panfili





