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Da oltre vent’anni, il progetto ideato da Daniela Tricerri trasforma il Monte Bianco in uno spazio di incontro tra formazione, esperienza e comunità. Un dialogo continuo tra corpo, natura e immaginazione.

 

Courmayeur in Danza: dal 4 all’11 luglio 2026

C’è un momento, a Courmayeur, in cui il ritmo della montagna incontra quello del corpo. Succede ogni estate, quando i passi dei danzatori si intrecciano con il respiro lento del Monte Bianco, dando vita a un’esperienza che va oltre la tecnica e diventa condivisione, ascolto, trasformazione. È in questo spazio sospeso che prende forma Courmayeur in Danza, il progetto ideato e diretto da Daniela Tricerri, che da oltre vent’anni porta la danza fuori dai suoi luoghi abituali per metterla in dialogo con la natura. Non un semplice stage, ma una comunità temporanea in cui giovani talenti e professionisti convivono, si osservano, crescono insieme.

Courmayeur in Danza ha superato i vent’anni

Qui la montagna non è sfondo, ma presenza viva. Influenza il gesto, rallenta il tempo, invita all’ascolto. E la danza, a sua volta, restituisce movimento a quel silenzio, trasformandolo in espressione. È da questo equilibrio sottile che nasce un progetto capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità, mantenendo al centro la formazione, ma aprendo lo sguardo a una dimensione più ampia: quella del rapporto tra arte, territorio e consapevolezza. Courmayeur in Danza ha superato i vent’anni: un traguardo che racconta molto più di un semplice stage.

 

   L’intervista con Daniela Tricerri

«È un progetto nato ventun anni fa da un desiderio personale, poi condiviso con il Comune di Courmayeur e con molte realtà del territorio. L’idea era avvicinare i giovani alla montagna attraverso la danza, portando questa disciplina fuori dai contesti abituali. Nel tempo è diventato un appuntamento atteso anche a livello internazionale, mantenendo però intatta la sua vocazione formativa. Oggi è una realtà consolidata, ma ancora in evoluzione». Se dovesse definirlo con una sola immagine, Daniela Tricerri non ha dubbi: «È una comunità temporanea. Per una settimana si crea uno spazio sospeso in cui si condividono lezioni, emozioni, fatica e crescita. I ragazzi vivono a stretto contatto con maestri che solitamente vedono da lontano, e questo rende l’esperienza unica: non solo per ciò che si impara, ma per ciò che si vive». Alla base del progetto c’è anche una scelta precisa: portare la danza in montagna. «Vent’anni fa gli stage estivi si svolgevano quasi esclusivamente al mare. La nostra sfida è stata proporre la montagna non come semplice sfondo, ma come parte integrante dell’esperienza».

 

Courmayeur cambia il ritmo di danzatrici e danzatori

Ed è proprio il contesto naturale a trasformare il lavoro dei danzatori. «Qui il ritmo cambia. Si arriva spesso da ambienti urbani, veloci, mentre la montagna invita all’ascolto e alla consapevolezza. I movimenti diventano più autentici, più profondi». La montagna, in fondo, insegna anche alla danza: «Equilibrio, armonia, ascolto. Cambia il modo di percepire il corpo e il respiro. Ti ricorda che il movimento nasce da dentro». Negli ultimi anni, questo dialogo si è ampliato anche sul piano ambientale. «Con il progetto “Passo a Due”, nato per Expo Dubai, abbiamo voluto usare arte e musica per sensibilizzare sul tema della “montagna fragile”. Crediamo che la cultura possa parlare non solo alla mente, ma anche alle emozioni, creando un legame più profondo con questi temi».

 

Al centro resta la formazione

Al centro resta però la formazione. «Oggi i ragazzi cercano autenticità. Vogliono strumenti tecnici, ma anche una direzione. Non basta più saper fare: vogliono capire perché danzano e cosa vogliono esprimere». E sono proprio i percorsi a lasciare il segno più forte: «Vedere crescere gli allievi negli anni, ritrovarli professionisti, capire che quel talento era reale: è lì che comprendi il senso di tutto questo». Costruire un talento, spiega, è un equilibrio delicato: «Disciplina e sogno devono convivere. Senza disciplina il sogno resta tale, senza sogno la tecnica perde significato».

Dietro le quinte

Dietro le quinte, ogni edizione è una sfida. «È sempre un salto nel buio. Bisogna tenere insieme qualità artistica, organizzazione e benessere delle persone. Serve un po’ di incoscienza e molto entusiasmo». Anche la scelta dei docenti segue questa visione: «Cerchiamo professionisti di alto livello, ma soprattutto capaci di entrare in relazione. L’insegnamento è anche empatia, ascolto, presenza». Se dovesse riassumere Courmayeur in Danza in tre parole, Tricerri sceglie: «Passione, crescita, condivisione». Il suo sguardo, oggi, è quello di chi continua a vivere la danza in modo trasversale. «Mi sento un’insegnante che non riesce a staccarsi completamente da questo mondo. La direzione artistica è quel filo che mi tiene legata alla danza». E ciò che continua a emozionarla è sempre lo stesso: «Quando un danzatore riesce a trasmettere qualcosa oltre la tecnica, quando emerge la sua personalità». La montagna, nella sua vita, è molto più di un contesto: «È il luogo che ho scelto per vivere. Mi aiuta a ritrovare equilibrio e a rallentare».

 

Il futuro di Courmayeur in Danza

Guardando al futuro, il desiderio è chiaro: «Che Courmayeur in Danza continui a essere uno spazio libero, di crescita e incontro, senza perdere la sua autenticità». E a chi arriverà per la prima volta lascia un invito semplice: «Venite con curiosità e lasciatevi sorprendere. Non cercate solo di imparare, ma di vivere l’esperienza». In fondo, come lei stessa sintetizza: «La montagna è silenzio, la danza è movimento. Si completano: il silenzio crea lo spazio, la danza gli dà voce».

Arianna Pinton

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