Stéphane Giraud racconta il ritorno del rally storico tra i grandi passi alpini e l’arrivo finale a Courmayeur della 37esima edizione.
Tra i tornanti sospesi sopra le vallate alpine, i passi ancora segnati dalla neve di fine primavera e il rombo elegante di automobili che hanno attraversato decenni di storia, la Coupe des Alpes continua a rappresentare qualcosa di unico nel panorama automobilistico internazionale. Non semplicemente una gara, ma un viaggio culturale, estetico e umano attraverso le montagne più spettacolari d’Europa. In calendario dal 25 al 27 giugno 2026, sarà Courmayeur ad accogliere la tappa conclusiva di questo iconico rally heritage organizzato da Rallystory, realtà che dal 1988 porta avanti una raffinata reinterpretazione storica della Coupe des Alpes originale. Un evento capace di unire passione per le vetture classiche, esperienza di viaggio, paesaggio alpino e art de vivre. A guidare questo progetto è Stéphane Giraud, profondo conoscitore della cultura automobilistica europea e anima di Rallystory. Nell’intervista che segue racconta le origini della Coupe des Alpes, il legame con le Alpi, il ruolo contemporaneo delle auto storiche e le ragioni che hanno portato Courmayeur a diventare il gran finale dell’edizione 2026.
“La Coupe des Alpes è una delle grandi epopee dell’automobile europea”
«La Coupe des Alpes è davvero uno dei rally più antichi del mondo», spiega Stéphane Giraud. «Già nel 1946 fu uno dei primissimi eventi automobilistici organizzati dopo la guerra. Tutti i grandi costruttori vi hanno partecipato e tutti i più importanti piloti dell’epoca vi si sono messi in luce». Più che una semplice competizione, la Coupe des Alpes ha incarnato per decenni l’idea romantica del viaggio alpino: attraversare più nazioni, affrontare passi montani impegnativi e mettere alla prova insieme uomini e macchine. Una filosofia che Rallystory ha scelto di reinterpretare in chiave contemporanea. «Dal 1988 organizziamo una riedizione della Coupe des Alpes», racconta Giraud. «Non si tratta più di una competizione sportiva nel senso tradizionale, bensì dell’occasione di percorrere le strade straordinarie delle Alpi nel momento dell’apertura dei passi, riunendo vetture da collezione che rappresentano ottant’anni di storia dell’automobile sportiva». Il concetto centrale non è la velocità assoluta, ma l’esperienza. Le auto diventano strumenti di scoperta, elementi narrativi capaci di collegare epoche diverse attraverso il paesaggio alpino.

Courmayeur, il gran finale ai piedi del Monte Bianco
La scelta di Courmayeur come arrivo finale dell’edizione 2026 non è casuale. Per Giraud, la località valdostana rappresenta perfettamente l’equilibrio tra cultura alpina, eleganza e ospitalità internazionale che definisce lo spirito stesso della Coupe des Alpes. «Nel corso della sua storia, la Coupe des Alpes ha fatto tappa praticamente in tutte le grandi stazioni alpine francesi, italiane e austriache», spiega. «Courmayeur gode di una posizione ideale, ai piedi del Piccolo San Bernardo e vicinissima al Monte Bianco. Il fascino del villaggio e la qualità dei suoi hotel sono perfettamente in sintonia con l’art de vivre che ritroviamo nei nostri rally». L’arrivo nel cuore del comprensorio del Monte Bianco assume così un valore simbolico: non soltanto il termine di un itinerario, ma il culmine di un’esperienza immersiva fatta di guida, incontri, gastronomia e paesaggi. E proprio il paesaggio, nella visione di Giraud, resta uno degli elementi fondamentali dell’evento. «Le Alpi offrono alcuni dei panorami più belli del pianeta», sottolinea. «Affrontare diversi passi sopra i duemila metri nello stesso giorno rappresenta ancora oggi una vera sfida per i piloti e per le automobili. Fin dalle origini, riuscire a raggiungere il traguardo della Coupe des Alpes è sempre stato sinonimo di affidabilità».
Le strade alpine come patrimonio culturale
Per Rallystory, le Alpi non sono soltanto uno sfondo spettacolare. Sono parte integrante dell’identità del rally. «Oltre alla varietà dei paesaggi, ciò che ci interessa davvero è il profilo sinuoso delle strade alpine», racconta Giraud. «Il periodo dell’apertura dei passi, subito dopo la fine della primavera, offre immagini effimere e straordinarie: neve ancora ai bordi della carreggiata, luce limpida, montagne che sembrano appena risvegliarsi». In un’epoca in cui la mobilità tende a privilegiare rapidità e funzionalità, eventi come la Coupe des Alpes riportano al centro il piacere del percorso. Guidare diventa un gesto lento, contemplativo, quasi cinematografico. E forse è proprio questo uno dei motivi del crescente successo dei rally heritage.
Dalle icone del passato ai collezionisti di oggi
Il profilo dei partecipanti è cambiato negli anni, seguendo l’evoluzione della cultura automobilistica contemporanea. «La Coupe des Alpes riunisce un pubblico molto ampio, accomunato dalla ricerca di un’estetica delle carrozzerie ormai quasi scomparsa», osserva Giraud. «Con il passare del tempo, l’età media delle vetture si è naturalmente ringiovanita – sempre nel limite minimo dei trent’anni – perché nuovi collezionisti si appassionano soprattutto ai modelli che li facevano sognare durante la giovinezza». Non si tratta soltanto di nostalgia. Le automobili storiche continuano ad esercitare un forte potere evocativo. «Ogni epoca corrisponde a momenti di vita differenti», dice. «E poi l’evoluzione tecnica è affascinante. Anche se il principio base dell’automobile è cambiato poco, sicurezza e comfort hanno vissuto trasformazioni enormi». Le auto classiche diventano così testimoni materiali di un modo diverso di concepire il design, il viaggio e persino il tempo.
Il ritorno del Grand Tour
Uno degli aspetti più distintivi della filosofia Rallystory è l’equilibrio tra performance, viaggio ed esperienza culturale. «Mi piace dire che i nostri rally siano l’espressione del Grand Tourisme», afferma Giraud. «Muoversi con velocità, comfort ed eleganza». Non esistono classifiche finali. Nessuna ossessione per il cronometro. «L’obiettivo non è essere più performanti degli altri», continua, «ma scoprire territori, paesaggi, gastronomia, architettura, uno stile di vita. E naturalmente fare belle incontri». È qui che la Coupe des Alpes si distingue radicalmente dalle competizioni motoristiche tradizionali: il rally diventa un’esperienza culturale itinerante, un modo di attraversare le Alpi con uno sguardo diverso.
Il ricordo che Courmayeur lascerà ai partecipanti
Quando gli si chiede cosa speri che i partecipanti portino con sé dopo l’arrivo a Courmayeur, Stéphane Giraud non ha dubbi. «Spero che scoprano un luogo alpino molto vicino alla Francia ma con un’identità completamente diversa», racconta. «E che la serata finale allo Skyway Monte Bianco rimanga impressa nella loro memoria». Un’immagine che sintetizza perfettamente lo spirito della Coupe des Alpes: l’eleganza delle vetture storiche, il fascino delle montagne e l’emozione di un viaggio condiviso.
Il futuro dei rally heritage
Guardando avanti, Giraud vede un futuro estremamente positivo per Rallystory e per il mondo dei rally storici. «In quasi quarant’anni di organizzazione, la domanda non è mai stata così forte», spiega. «Le auto classiche sono oggi molto più affidabili rispetto al passato e questo permette di immaginare itinerari ovunque nel mondo». Rallystory organizza ormai eventi anche in Patagonia e in Sudafrica, confermando la dimensione sempre più internazionale di questo modo di vivere l’automobile. Eppure, conclude Giraud, la Coupe des Alpes continuerà ad avere un ruolo speciale. «Resterà sempre un momento unico della stagione». Perché alcune strade, alcuni paesaggi e alcune emozioni sembrano appartenere naturalmente alla memoria collettiva dell’automobile europea.
Arianna Pinton

