Dal 19 luglio al 9 novembre 2025, il Centro Saint‑Bénin di Aosta ospita Brassaï. L’occhio di Parigi, con oltre 150 stampe d’epoca, oggetti, sculture e documenti: un’immersione nell’anima notturna, intima e sorprendente della Ville Lumière.

Quando il sole tramonta su Parigi, la città si svela in luci e ombre, poesia palpabile nell’aria. È questa la Parigi vista da Brassaï, pseudonimo di Gyula Halász, allievo del buio urbano. Dal 19 luglio al 9 novembre 2025, il Centro Saint‑Bénin di Aosta propone la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi, curata da Philippe Ribeyrolles (nipote e archivista), con oltre 150 stampe vintage, sculture, scritti, documenti e oggetti personali, per ricostruire un racconto ricco e stratificato dell’opera del fotografo .
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo muove dall’iconico Paris de Nuit (1933), volume che consacrò il suo sguardo unico, fatto di esposizioni lunghe, lampioni, marciapiedi bagnati e figure evanescenti – prostitute, vagabondi, intellettuali – sospesi tra sogno e realtà . Ma non si ferma alle atmosfere notturne: spaziano ritratti di amici artisti (Picasso, Dalí, Matisse, Giacometti), serie dedicate ai graffiti metropolitani – tra i primi ad elevarli a forma d’arte – e oggetti legati alla Parigi surrealista e bohémien.
Non solo fotografie
Tra fotografie, lettere, sculture e graffi su muri urbani, la mostra intreccia sguardi e linguaggi: da approcci documentaristici e umanisti al precoce dialogo con il surrealismo, senza perdere di vista l’intimità e la straordinarietà del quotidiano.

Con silenziosa profondità, Brassaï racconta la Parigi tra le due guerre: un paese che si fa immagine di un’intera epoca. Il suo occhio – definito “vivente” da Henry Miller – traduce la città in poesia visiva, scavando nell’ordinario per restituire meraviglia.
Centro Saint‑Bénin ad Aosta
In un luogo ricco di storia come il Centro Saint‑Bénin, immerso nelle mura millenarie di Aosta, la mostra crea un dialogo suggestivo tra epoche e geografie. Un’occasione rara per lasciarsi sorprendere dalla capacità di Brassaï di trasformare la realtà in mito, restituendo al visitatore la bellezza nascosta di una Parigi senza tempo.
Collaborano al progetto Daria Jorioz (Regione Valle d’Aosta), Silvia Paoli (Museo di Fotografia Contemporanea) e Annick Lionel‑Marie (Musee Maillol, Parigi), offrendo un allestimento raffinato e un catalogo bilingue (italiano-francese) con saggi a più voci .
Sibilla Panfili