Domenica 7 settembre 2025, le vie del centro si trasformeranno in un mosaico di profumi, racconti e tradizioni, animate da oltre settanta produttori locali e da un ospite d’eccezione: lo chef stellato. Sarà lui a firmare lo show cooking celebrativo nella suggestiva cornice del Jardin de l’Ange, cuore pulsante dell’evento

Nel cuore dell’estate alpina, Courmayeur si prepara a celebrare uno degli appuntamenti più attesi del calendario enogastronomico valdostano: il 25° anniversario di Lo Matsòn. Ma Lo Matsòn è molto più di un mercato agricolo. È una festa popolare elegante, un viaggio nei sapori antichi e nelle storie di chi, ogni giorno, lavora la terra, custodisce ricette, trasforma erbe, latte, farine e frutti in prodotti che parlano di autenticità e coraggio. Un’occasione per celebrare l’identità di Courmayeur attraverso il cibo e il contatto diretto con gli artigiani del gusto. In occasione di questa edizione speciale, l’evento raddoppia e si estende su due giornate – sabato 6 e domenica 7 settembre – con laboratori, dj set, momenti musicali, degustazioni, mixology e appuntamenti pensati anche per le famiglie. Abbiamo incontrato Chef Cracco in vista del suo atteso arrivo sul Monte Bianco. Ne è emerso un ritratto schietto, appassionato, profondamente legato alla montagna e ai suoi ingredienti.
Chef Cracco, partiamo dal suo rapporto con la montagna. Cosa rappresenta per lei Courmayeur?
“Il mio primo legame con Courmayeur è indissolubilmente legato alla cucina, e più precisamente alla fontina. È un formaggio che evoca immediatamente la Valle d’Aosta, le sue vallate, i pascoli, l’aria fresca. Ho cominciato a utilizzarla quando avevo circa quattordici anni: da allora non mi ha mai abbandonato. È un prodotto complesso, tutt’altro che semplice da maneggiare. Farla colare alla perfezione, ottenere una consistenza morbida e vellutata, è una sfida tecnica. Ma è proprio questo che la rende straordinaria: è un ingrediente che stimola la creatività.”
Quali sono gli altri ingredienti valdostani che ama utilizzare nella sua cucina?
“La Valle d’Aosta offre una biodiversità unica. Mi vengono subito in mente le erbe: l’artemisia, le pigne, le radici, i fiori come la genziana. Poi ci sono le piante officinali, come il genepy e il rabarbaro selvatico, che ho avuto la fortuna di trovare camminando in montagna. Era lì, lungo il sentiero, e aveva un sapore eccezionale, intenso. Questo territorio ha tutte le carte in regola per una cucina d’altura raffinata, autentica, ma mai banale.”
Lo Matsòn celebra i piccoli produttori, le filiere corte, la materia prima a chilometro zero. Che valore ha per lei partecipare a questo tipo di eventi?
“Un valore enorme. Sono convinto che il futuro della cucina – quella vera – stia nel tornare a parlare con i produttori, conoscere chi coltiva, chi trasforma, chi sperimenta. Eventi come Lo Matsòn sono un modo per accorciare le distanze, per ascoltare le storie che stanno dietro a un formaggio, a un salume, a una mela di montagna. E poi c’è la festa: l’energia che si crea in questi contesti è contagiosa. Si percepisce la bellezza di una comunità che condivide i suoi saperi, la sua terra, i suoi sogni.”
Courmayeur è una destinazione di alta quota, ma anche di alta cucina. Come si coniugano secondo lei questi due mondi?
“In modo naturale. La montagna è rigore e ispirazione. I prodotti sono meno ovvi, più ricchi di personalità. La cucina che ne deriva è elegante, ma mai leziosa. È una cucina che sa di legna, di neve, di pascoli alti, di silenzi. Quando vengo qui, sento che posso davvero mettermi alla prova, confrontarmi con una tradizione forte e interpretarla con rispetto, ma anche con uno sguardo nuovo.”
Cosa possiamo aspettarci dal suo show cooking a Courmayeur?
“Sarà un omaggio al territorio. Un modo per far incontrare la mia visione con la materia prima valdostana. Non anticipo troppo, ma sicuramente interpreterò i prodotti locali con il mio stile. E poi sarà un momento di condivisione: cucinerò davanti al pubblico, parleremo di sapori, ascolteremo i produttori. L’idea è quella di celebrare questo anniversario speciale con un piatto che sia anche un racconto.”
Arianna Pinton