La pagoda dei cuori: quando il design diventa incontro, appartenenza e trasformazione.
Un’intervista a tre voci per il magazine View of Mont Blanc, vol. 4, Winter
Attorno a questo progetto si incontrano tre sguardi progettuali: Michele Rossi (PARK Associati), Nic Bewick (aMDL Circle) e Gino Garbellini (PIUARCH). Questa intervista è stata pubblicata sulla rivista View of Mont Blanc, volume 4, Winter, distribuita gratuitamente nel Comprensorio di Courmayeur Mont Blanc a partire da dicembre 2025. Da oggi è disponibile live qui sul nostro sito per raggiungere un numero ancora più ampio di lettori.
La Pagoda dei cuori del Design Week-end 2026
Tra i simboli più potenti del Courmayeur Design Week-end 2026, la pagoda in legno diventa molto più di un’installazione: è un manifesto emotivo, un dispositivo relazionale, un luogo-ponte tra persone, paesaggio e desideri condivisi. Attorno a questo progetto si incontrano tre sguardi progettuali – Michele Rossi (PARK Associati), Nic Bewick (aMDL Circle) e Gino Garbellini (PIUARCH) – che non si sovrappongono, ma si intrecciano, componendo una visione dove l’architettura si fa affetto, processo, appartenenza.

Michele Rossi (PARK Associati)
Per Rossi, il valore dell’intervento non risiede nella replica di una forma, ma nella sua evoluzione sensibile: «Non si tratta solo di riproporre la pagoda, ma di farla dialogare con il luogo e con il tema dell’edizione, per estenderne il messaggio oltre i confini fisici dell’installazione.» La struttura non sarà un oggetto osservabile, ma un catalizzatore di relazioni: «Ci interessa la possibilità che generi incontro, senso di appartenenza, nuove connessioni.»

Gino Garbellini (PIUARCH)
La stessa idea di rifugio, di accoglienza primigenia, guida la riflessione di Garbellini, che legge la pagoda come archetipo umano prima ancora che architettonico: «È l’immagine del riparo, del luogo sicuro in cui entrare in relazione con l’altro. La sua forza sta nella solidità che nasce dalla flessibilità, dal sapiente gioco di incastri. Forse una metafora del modo in cui dovremmo stare insieme: senza imposizioni, in modo rispettoso e inclusivo.»

Nic Bewick (aMDL Circle)
A trasformare ulteriormente il simbolo arriva la visione cromatica e narrativa di Bewick, che ne ridefinisce anche il ruolo scenico: «Avrà un ruolo centrale, fisicamente ed emotivamente. Sarà il cuore delle attività del Design Week-end, dipinta di rosso per riflettere il colore dell’amore e della passione.» Da qui nascerà anche l’immaginario più corale dell’edizione: i 45 cuori in legno, disegnati da Bewick e personalizzati da creativi, architetti e designer, che non celebrano l’individualità, ma la pluralità come corpo unico.
Il valore profondo del gesto sta proprio nella sua coralità
Il valore profondo del gesto sta proprio nella sua coralità, come sottolinea Garbellini: «Viviamo tempi che richiedono un ritorno all’azione collettiva. Abbiamo bisogno di gesti che ci ricordino che una società più giusta, inclusiva e rispettosa si costruisce insieme. Se questo messaggio può passare anche attraverso un evento di design, allora il design diventa strumento sociale.» Gli fa eco Rossi, spostando il senso dal risultato al processo: «Ogni cuore è una voce, ma insieme diventano un coro. Ci interessa il valore del percorso: aperto, collaborativo, in continuo dialogo.» Proprio la forma di questo dialogo porta Bewick a ripensare la composizione stessa dell’installazione: «Piuttosto che appendere i pannelli dei cuori, sto progettando una House of Hearts fatta di elementi a incastro, riconfigurabile. Perché amore e passione non hanno una forma definitiva: si trasformano, si combinano, si riscrivono.»
PARK Associati, aMDL Circle e PIUARCH: un’intesa fatta di affinità umana
L’intesa tra gli studi – PARK Associati, aMDL Circle e PIUARCH – non nasce da un’iniziativa formale, ma da un terreno di affinità umana. Rossi parla di collaborazione come atto relazionale prima che professionale: «Non due studi, ma due amici architetti – io e Gino – che decidono di sperimentare un modo nuovo di costruire uno spazio, in ascolto, libertà e contaminazione creativa.» Una leggerezza progettuale che Garbellini conferma come valore raro e prezioso: «Lavorare insieme a Michele nei Design Weekend permette di far emergere qualcosa che il lavoro quotidiano spesso non concede: la leggerezza, il gioco intellettuale, la possibilità di esplorare senza rigidità.»
E se la pagoda non fosse un gesto temporaneo?
Se rimanesse, diventando parte della geografia emotiva di Courmayeur? Per Rossi, la prospettiva è identitaria: «Vorremmo che non fosse percepita come estranea, ma che la comunità potesse appropriarsene, facendone un riferimento simbolico, un luogo riconosciuto.» Per Bewick, la permanenza deve avere una funzione sociale: «Mi piace pensarla in una scuola, in una biblioteca, in un ospedale. Un riparo per stare insieme. È pensata per essere riusata, e riusata ancora.» E per Garbellini, il suo valore futuro non sarà nel messaggio che imporrà, ma in quelli che saprà accogliere: «La immaginiamo come un attivatore. Un contenitore di significati che la comunità potrà attribuirle spontaneamente. Per questo veri, per questo profondi.»
Tre voci, tre sensibilità, un’unica vibrazione
Alla fine, il Monte Bianco diventa non uno scenario, ma un filtro emotivo condiviso. Tre voci, tre sensibilità, un’unica vibrazione: per Michele Rossi, il design in montagna è «emozione, incontro, scambio», perché lo spazio deve diventare esperienza condivisa, materia relazionale. Per Nic Bewick è «Respect, Inspiration, Adventure»: rispetto per il luogo, ispirazione come scintilla, avventura come apertura al possibile. Per Gino Garbellini è «rispetto, contemplazione, libertà»: la triade da cui nasce autenticità, stupore, gesto sincero. Tre definizioni che non si sommano, ma si completano. Una struttura che non ospita cuori: li mette in relazione. Un’architettura che non si limita a esistere: attiva, accoglie, trasforma.
Arianna Pinton
La foto di copertina ritrae la Pagoda così come è stata interpretata durante l’edizione 2025 del Courmayeur Design Week-end; Di Lì e Di Là frecce – ph Giacomo Buzio