Giornalista de La Stampa, ultratrailer e divulgatore della montagna, Giorgio Macchiavello racconta la sua passione
Giorgio Macchiavello ha scritto tre libri ma soprattutto ha percorso decine di migliaia di chilometri in gara sui sentieri della Valle d’Aosta e attorno al Monte Bianco. Nato a Rapallo nel 1965, vive a Courmayeur dall’età di nove anni. Giornalista, appassionato di sci, trekking e alpinismo, si è avvicinato alla corsa in montagna nel 2008 partecipando alla gara goliardica Arrancabirra, si è affacciato sul mondo dell’ultra trail nel 2011, per poi sperimentare l’endurance trail nel 2012.
Sport e libri
Giorgio Macchiavello è Ultratrailer finisher di sette Tor des Géants, un Tor de Glaciers, un UltraTRail du Mont Blanc, un 4K e ha raccontato la sua esperienza in una trilogia: per Musumeci Editore ha pubblicato il suo primo libro, Magical Mystery Tor; arrivato alla seconda edizione, il volume racconta la partecipazione al Tor des Géants, la gara più dura al mondo in montagna.
Il terzo libro
Nel 2023 è uscito il suo terzo libro, dedicato al Tor des Glaciers, agli incontri fatti lungo la strada e alla bellezza fragile e maestosa dei percorsi in alta quota. “Quando nacque, il Tor des Géants era considerata più come un’estenuante prova di resistenza fisica e di coraggio per pochi eletti piuttosto che una gara. Nel tempo è diventata una competizione internazionale unica nel suo genere. Oggi è un evento che richiama migliaia di persone da tutto il mondo, travalica lo sport e ha ricadute economiche, sociali e ambientali sul territorio. L’ultima edizione, lo scorso settembre, ha registrato 2.800 partecipanti da oltre settanta Paesi. Il Tor des Géants è una gara dura, sono 330 km da percorrere in massimo 120 ore, da domenica mattina a sabato pomeriggio, lungo un percorso tracciato, con punti di ristoro, mentre il Tor de Glaciers è un altro sport: è più lungo, necessita nove, dieci giorni con dislivelli più importanti, ma niente bandierine. Bisogna seguire a naso il percorso usando il GPS, con tratti che non sono sentieri ma solo pietraie, altri in cui ci si cala con corde e catene. Notte, nebbia, stanchezza diventano nemici, soprattutto i temibili colpi di sonno camminando in tratti pericolosi. La preparazione dura tutto l’anno, di giorno e di notte, poiché la costanza è fondamentale: appena ho del tempo libero, da una a dodici ore, esco e mi alleno con crescente frequenza. La Tor de Glaciers porta al limite della resistenza fisica e mentale ed è sicuramente la gara più dura delle Alpi.”
Arianna Pinton