Dal 10 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, 160 immagini raccontano la ricerca di uno dei grandi maestri della fotografia italiana. Una retrospettiva curata da Mauro Zanchi, nell’anno del centenario della nascita dell’artista, tra racconto del dopoguerra e sperimentazione.
La fotografia come testimonianza della vita quotidiana, ma anche come spazio di ricerca, capace di interrogare la realtà e trasformarla in linguaggio. È questa la prospettiva di “Nino Migliori. La dialettica del reale”, la mostra che il Centro Saint-Bénin di Aosta ospita dal 10 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, con inaugurazione venerdì 9 ottobre alle ore 18.
Promossa dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta e curata da Mauro Zanchi, l’esposizione celebra Nino Migliori nell’anno del suo centesimo compleanno. Nato a Bologna il 29 settembre 1926, l’autore ha attraversato la fotografia italiana del Novecento con uno sguardo in cui l’attenzione alle persone si accompagna a una continua esplorazione delle possibilità espressive dell’immagine.
Le 160 fotografie in mostra, molte delle quali entrate nella storia della fotografia italiana, restituiscono il ritratto di un Paese attraversato da profonde contraddizioni: la precarietà delle condizioni materiali e la dignità delle persone, la persistenza del mondo rurale e l’avanzare dell’industria, le consuetudini delle comunità e i cambiamenti che annunciano il boom economico.
La grande fotografia torna al Centro Saint-Bénin
Con questa retrospettiva, il Centro Saint-Bénin prosegue un programma espositivo che ha portato ad Aosta alcuni dei nomi più significativi della fotografia internazionale.
«Siamo felici – dichiara l’Assessore Erik Lavevaz – di proporre questa mostra al Centro Saint-Bénin, che continua a essere un luogo d’elezione in Valle d’Aosta per esplorare il mondo della grande fotografia. Dopo Mario Giacomelli (e prima ancora: Robert Capa, Inge Morath, Brassaï), l’incontro con le immagini di Nino Migliori ci consente di proseguire un viaggio fatto di sguardi diversi, plurali, complementari».
Il percorso riunisce alcune delle serie più iconiche realizzate da Migliori negli anni Cinquanta e ne segue l’evoluzione verso gli esiti più recenti. Il nucleo dedicato al periodo 1950–1959 permette di osservare tanto l’apice del Neorealismo quanto la sua progressiva trasformazione, mentre nell’opera dell’autore prendono forma nuove modalità di ricerca.
Alla luce degli studi più recenti, la mostra propone così una rilettura della fotografia italiana del dopoguerra. Già nelle immagini degli anni Cinquanta, il documento diventa per Migliori un terreno di sperimentazione: la composizione, la luce e la relazione con i soggetti portano il reportage oltre la registrazione degli avvenimenti, aprendolo a una riflessione sull’esistenza.
Quattro sezioni per raccontare l’Italia di Nino Migliori
La rassegna si articola in quattro sezioni, dedicate ad altrettanti cicli fondamentali: Gente dell’Emilia, Gente del Sud, Gente del Delta e Gente del Nord. Al centro si trovano le persone, osservate nel rapporto con i luoghi, il lavoro e le abitudini che ne scandiscono le giornate.
Come sottolinea Daria Jorioz, curatrice del programma espositivo del Centro Saint-Bénin, fin dalla scelta dei titoli Migliori pone al centro della propria ricerca l’umanità nella sua interezza, colta in relazione con la terra di appartenenza. Il suo linguaggio attraversa con libertà i confini della fotografia documentaria e del reportage, componendo un’indagine che assume accenti lirici, malinconici, talvolta divertiti o ironici, conservando sempre autenticità e assenza di retorica.
Gente dell’Emilia e i piccoli riti del quotidiano
La sezione dedicata all’Emilia introduce un universo di gesti urbani, attese e momenti di vita collettiva. Migliori osserva le consuetudini e i piccoli riti che definiscono una comunità, soffermandosi su dettagli apparentemente marginali.
Il bianco e nero materico e la costruzione rigorosa dell’inquadratura rivelano già la tensione formale destinata ad accompagnare la sua ricerca. Anche quando il soggetto appartiene alla quotidianità più semplice, l’immagine mostra un’attenta organizzazione dello spazio e delle relazioni tra le figure.
Gente del Sud tra tradizione rurale e modernità
In Gente del Sud, la luce intensa modella i volti, i corpi e gli abiti, dando risalto ai gesti quotidiani e alle celebrazioni della provincia. Le fotografie restituiscono il paesaggio umano della Basilicata e della Calabria arcaiche, senza ricorrere a una rappresentazione folkloristica.
Le persone ritratte acquistano la forza di figure senza tempo. Attraverso di loro, Migliori indaga la persistenza della storia e delle tradizioni rurali, in un mondo che comincia a confrontarsi con l’avanzare della modernità.
Gente del Delta e la dignità del lavoro
Tra acqua e nebbia, Gente del Delta racconta una comunità profondamente legata a una terra difficile. Il lavoro e la fatica quotidiana emergono attraverso una modulazione della luce che accompagna la partecipazione emotiva del fotografo ai suoi soggetti.
La cronaca assume così una dimensione più ampia: le immagini custodiscono la memoria di una comunità e restituiscono una riflessione sulla dignità umana, sul rapporto con l’ambiente e sulla capacità di abitare un territorio complesso.
Gente del Nord e l’Italia alle soglie del boom economico
Con Gente del Nord, lo sguardo si rivolge a un’Italia in trasformazione. Le fotografie registrano i primi segnali del cambiamento industriale, il dinamismo urbano e i mutamenti sociali che precedono il boom economico.
Accostata alle altre sezioni, questa parte del percorso rende visibili le differenti velocità del Paese: un’Italia ancora legata a strutture e abitudini antiche convive con una società che sta ridefinendo il proprio rapporto con il lavoro, la città e la modernità.
Dal reportage alla sperimentazione fotografica
Parallelamente al racconto delle persone e dei territori, Nino Migliori sviluppa una ricerca autonoma sul linguaggio fotografico, esplorata nelle immagini urbane e di paesaggio.
Il suo interesse si sposta anche verso i margini della città: muri, superfici consumate, macchie e tracce del tempo diventano soggetti attraverso cui indagare la struttura visiva del reale. L’attenzione si concentra sulla materia e sui segni, sulle forme che affiorano nei luoghi più trascurati.
Già negli anni Cinquanta, questa ricerca mette in discussione la sufficienza del documento puro e apre la fotografia a un’indagine sulla forma. È una direzione che anticipa la celebre serie Muri, nella quale la superficie fotografica diventa essa stessa luogo di esplorazione del segno.
La mostra ad Aosta invita a leggere insieme questi aspetti della sua opera: la sensibilità verso le persone e la libertà di sperimentare costituiscono due componenti di una ricerca che continua a interrogarsi sul significato delle immagini.
Nino Migliori, una vita dedicata alla ricerca
Nato a Bologna il 29 settembre 1926, Nino Migliori inizia a fotografare nel 1948. Fin dagli esordi affianca alle immagini realiste una sperimentazione costante sui materiali e sui processi fotografici.
Nascono così cicli come Ossidazioni, Pirogrammi, Cellogrammi, Lucigrammi e Idrogrammi, attraverso i quali esplora le reazioni della materia e il ruolo del caso, del tempo e dell’intervento dell’artista nella formazione dell’immagine. Agli anni Cinquanta appartengono le celebri serie dedicate alle genti dell’Emilia, del Sud, del Nord e del Delta.
Nel 1982 fonda Abrecal – Gruppo di Ricerca Percezione Globale, al quale aderiscono autori provenienti da diversi ambiti espressivi, accomunati dalla volontà di superare linguaggi e schemi precostituiti.
Nel 1998 avvia Trasfigurazioni, rielaborando digitalmente immagini residuali ricavate da fotografie istantanee. La ricerca prosegue con l’invenzione di nuovi strumenti, tra cui il Caleidoscopio per ritratti, nel 2005, e con la serie a lume di candela Lumen, sviluppata dal 2006 e inaugurata con Terra Incognita.
Nel 2018, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi gli dedica un’importante mostra personale, confermandone il ruolo tra i grandi protagonisti della fotografia contemporanea.
Il catalogo della mostra
Ad accompagnare l’esposizione è il catalogo “La dialettica del reale”, pubblicato da Dario Cimorelli Editore in edizione bilingue italiano e francese.
Il volume raccoglie tutte le 160 opere esposte, con un ricco apparato iconografico, i saggi critici di Mauro Zanchi e Daria Jorioz e una conversazione con l’artista. Un approfondimento che permette di proseguire la lettura dell’opera di Migliori anche oltre la visita.
Mostra Nino Migliori ad Aosta: date, orari e biglietti
Titolo: Nino Migliori. La dialettica del reale
Sede: Centro Saint-Bénin, via Festaz 27, Aosta
Periodo di apertura: dal 10 ottobre 2026 al 7 marzo 2027
Inaugurazione: venerdì 9 ottobre 2026, ore 18
A cura di: Mauro Zanchi
Orari: da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.
Biglietti: intero 8 euro; ridotto 6 euro. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni. La mostra è inserita nel circuito Abbonamento Musei.
Informazioni: telefono 0165 272687
Sito: www.regione.vda.it
Sibilla Panfili
Foto di copertina: Nino Migliori, Il tuffatore, 1951 © Fondazione Nino Migliori

