I maestri delle cime hanno sfilato per le vie del paese. Il programma delle celebrazioni culminerà il 15 agosto con la tradizionale festa
Emile Rey, Arturo Ottoz, Giuseppe Petigax, i fratelli Alessio e Attilio Ollier, Walter Bonatti, Cosimo Zappelli e Renzino Cosson. Sono solo alcuni dei nomi che hanno fatto la storia della Società Guide Alpine di Courmayeur, che quest’anno celebra il suo 175esimo anniversario. Un’istituzione storica che da secoli accompagna escursionisti e alpinisti alla scoperta delle meraviglie della montagna. Per festeggiare degnamente la ricorrenza, a Courmayeur è in programma una serie di eventi iniziati a Pasqua per proseguire poi durante l’estate. A Pasqua si è svolta, infatti, la sfilata per le vie del centro storico di Courmayeur insieme ai colleghi di Chamonix, di Saint-Gervais e di Cortina, in compagnia della Banda musicale Courmayeur-La Salle e del gruppo folkloristico Les Badochys e Les Petits Badochys.
L’attrezzatura degli alpinisti di oggi è più tecnologica e sicura: i pionieri non avevano l’apparecchio di ricerca in valanga Artva e il cellulare, forza e passione però sono sempre le stesse.
Prima Società delle Guide costituitasi in Italia e seconda al mondo, è stato uno dei primi sodalizi a promuovere e far conoscere la montagna e in particolare l’alpinismo. Infatti, nel 1850, i precursori di un mestiere così nobile, si riunirono in società per concretizzare, grazie a una struttura fissa e prestigiosa, un mestiere che era diventato il perno del turismo montano.
Molte sono le Guide che da allora a oggi hanno portato in alto il nome della Società e di Courmayeur, tutte spinte dallo stesso desiderio di trasmettere la passione per la montagna ad altri fruitori dell’alpe. È stata tracciata una via, come quelle che si “aprono” in montagna, che ha permesso alle successive generazioni di continuare a trasmettere la passione.
“Il mio bisnonno nell’Ottocento faceva già spedizioni col Duca degli Abruzzi (Luigi Amedeo di Savoia n.d.r.) – spiega la guida alpina Giuseppe Petigax – erano stati già in Alaska e in Africa. Mio nonno ha fatto anche spedizioni col mio bisnonno, mio papà ha fatto poca attività perché ha avuto un infortunio in montagna, ma io ho continuato questa tradizione e ho fatto per 54 anni l’attività di Guida alpina. Adesso faccio il pensionato e la guida ai nipoti.”
“A giugno saranno le Guide emerite a raccontarci la storia – spiega Alex Campedelli, Presidente della Società guide alpine di Courmayeur – per poi proseguire durante l’estate con le proiezioni di film storici, e poi la Festa delle guide il 15 agosto, con tutta la settimana dedicata all’arrampicata per i bambini in piazza.”
Nel 2019 l’alpinismo è stato proclamato Patrimonio dell’UNESCO e le guide sono testimoni di un cambiamento epocale. Dal 1850 il volume dei ghiacciai alpini è diminuito di circa il 60 percento e le condizioni in quota sono sempre più difficili. “La nostra professione è nata alla fine del Settecento – racconta Ezio Marlier, presidente dell’Unione valdostana guide di alta montagna – la prima salita certificata è del 1793. Da allora sono cambiate tante cose, però le guide alpine sono rimaste quelle che erano, i montanari, quelli che conoscono la montagna, quelli che si adeguano ai suoi elementi che ultimamente sono sempre più repentini, e continueranno a farlo anche nel futuro.”
L’associazione che riunisce le guide del Monte Bianco è la più antica d’Italia; oggi conta 45 professionisti attivi e 12 emeriti: sono loro a tramandare i segreti del mestiere, un patrimonio di conoscenze antico ma ancora attivo per le nuove generazioni.
Per ripercorrere la lunga storia della Società Guide Alpine di Courmayeur si può visitare il Museo Alpino Duca degli Abruzzi. Le sale espositive del Museo presentano un ricco patrimonio costituito da documenti, fotografie, attrezzature alpinistiche e cimeli appartenuti alle Guide Alpine di Courmayeur, come i preziosi libretti delle guide, compilati dai clienti al termine di ogni escursione, divise storiche, abbigliamento da montagna. Sono inoltre presenti curiosi oggetti come gli stivali usati dalla Regina Margherita per raggiungere la vetta nella spedizione allo Spitzbergen nel 1904.
Sibilla Panfili