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In occasione dell’anniversario del gruppo, la presidente Marta Borettaz racconta il valore di un’eredità culturale che continua a vivere grazie alle nuove generazioni. Questa intervista è stata pubblicata sulla rivista View of Mont Blanc, volume 5, Summer 2026, e la riportiamo di seguito.

 

La mostra en plein air

C’è un filo sottile che attraversa il tempo e tiene insieme generazioni, memorie e identità alpine. A Courmayeur quel filo passa anche attraverso i costumi ricamati, le danze popolari, le musiche di paese e i sorrisi di chi, anno dopo anno, continua a custodire le tradizioni valdostane. Nel 2026 il gruppo folkloristico Les Badochys celebra i suoi settant’anni di storia, un traguardo importante per una realtà che è diventata parte integrante dell’anima della località ai piedi del Monte Bianco. Dal 18 luglio al 21 agosto sarà allestita la mostra “Les Badochys de Courmayeur: 70 ans de mémoire en mouvement, realizzata dal Comune di Courmayeur e dal Courmayeur Turismo con il sostegno del Consiglio regionale della Valle d’Aosta. La mostra  raccoglie fotografie scattate da Ricardo Vitorino Espinheira, che è riuscito a evitare lo stereotipo del folklore per rimettere al centro il costume inserito nel tessuto sociale del paese. La mostra en plein air è stata inaugurata venerdì 18 luglio alle ore 18 al Jardin de l’Ange di Courmayeur.

 

Marta Borettaz, presidente del gruppo 

Presenza immancabile nelle grandi feste del territorio, Les Badochys rappresentano da decenni la memoria viva di Courmayeur. Non solo un gruppo folkloristico, ma una comunità dentro la comunità, capace di trasmettere ai più giovani il senso dell’appartenenza, dell’accoglienza e della cultura alpina. A raccontarlo è Marta Borettaz, presidente del gruppo da quasi sedici anni, cresciuta letteralmente dentro questa tradizione grazie alla madre, una delle componenti storiche del gruppo. In questa conversazione emerge il valore profondo di un impegno volontario che resiste al tempo, il significato dei costumi storici, il delicato passaggio generazionale e la volontà di continuare a guardare al futuro senza perdere le proprie radici.

 

“Portiamo avanti le tradizioni del nostro paese”

«Essere parte dei Les Badochys significa ritagliarsi del tempo, in mezzo agli impegni della vita moderna, per portare avanti le tradizioni del mio paese», racconta Marta Borettaz. «È una passione che mi è stata tramandata dalla mia famiglia: mia madre faceva già parte del gruppo e io ci sono entrata quando avevo quattro o cinque anni. Poi è diventata qualcosa di profondamente mio». Un’eredità familiare che si è trasformata, quasi naturalmente, in responsabilità collettiva. «Non ho mai ambito a diventare presidente», spiega sorridendo. «Sono quei ruoli che si assumono perché c’è bisogno di qualcuno che li porti avanti. Ma è anche qualcosa che mi rende molto orgogliosa». Oggi il gruppo conta circa cinquanta componenti tra adulti e bambini, suddivisi tra Les Badochys e Les Petits Badochys, il vivaio nato negli anni Ottanta proprio con l’obiettivo di coinvolgere i più piccoli e garantire continuità alla tradizione.

Un gruppo che racconta Courmayeur

Il legame con il territorio è fortissimo. «Partecipiamo praticamente a tutti gli eventi importanti del paese», spiega Borettaz. «Dalle feste patronali alle visite istituzionali, fino alle manifestazioni popolari più sentite. Rappresentiamo Courmayeur nei suoi momenti di festa». In un territorio fortemente segnato dal turismo internazionale, il gruppo folkloristico continua a custodire un’identità autentica e profondamente valdostana. «Il nostro ruolo è ricordare da dove arriviamo», sottolinea la presidente. «La nostra identità di montagna, di accoglienza, di festa. Una volta c’erano meno occasioni per incontrarsi e stare insieme: queste tradizioni servivano anche a questo».

 

Il fascino senza tempo dei costumi tradizionali

Tra gli elementi più riconoscibili dei Les Badochys ci sono naturalmente i costumi storici, custodi di una storia che affonda le radici nel Novecento e persino nella monarchia sabauda. «Il costume femminile venne studiato e confezionato negli anni Trenta per Maria José di Savoia, che trascorse il viaggio di nozze a Courmayeur», racconta Borettaz. «La località era già allora rinomata per il clima e le acque termali. Fu fatta una ricerca sui costumi tradizionali della festa e ne nacque quello che ancora oggi indossiamo». L’abito femminile è impreziosito dai raffinati pizzi al tombolo provenienti da Cogne, inamidati affinché restino perfettamente rigidi e sollevati, oltre ai tradizionali gioielli savoiardi – il cuore e la croce – comuni anche ai gruppi folkloristici delle regioni confinanti tra Francia e Svizzera. Il costume maschile, invece, richiama le uniformi napoleoniche con frac lunghi, code e i colori simbolo della Valle d’Aosta: rosso e nero. Nel corso degli anni sono state apportate solo minime modifiche, principalmente alla lunghezza degli abiti. «In linea di massima i costumi sono rimasti fedeli agli originali», precisa Borettaz.

 

Il problema dell’artigianalità che scompare

Conservare questi abiti, però, non è semplice. «Negli anni questa artigianalità si sta perdendo», ammette la presidente. «Abbiamo ancora una sarta di riferimento a Courmayeur che ci aiuta, ma lavorare su questi costumi richiede competenze molto specifiche». Ogni costume appartiene al gruppo e viene tramandato da un componente all’altro, adattato di volta in volta alle diverse corporature. Un lavoro delicato, soprattutto per le giacche maschili, molto elaborate sia nel taglio sia nella struttura. «Cerchiamo sempre di trovare una soluzione», dice Borettaz. «Perché il gruppo deve rimanere aperto a tutti».

 

I giovani e il futuro della tradizione

Il futuro passa inevitabilmente dai ragazzi. E proprio i più giovani rappresentano oggi una delle sfide più importanti. «Les Petits Badochys sono nati proprio per creare un vivaio interno», racconta Borettaz. «Speriamo che i bambini di oggi diventino gli adulti del gruppo di domani». L’età adolescenziale resta il momento più delicato. «È difficile trattenerli», ammette. «A volte vengono presi in giro per il costume, ma quando riescono a fare gruppo tra loro trovano il coraggio di continuare». Ed è proprio qui che emerge il valore sociale dei Les Badochys: non una semplice esibizione folkloristica, ma un luogo di appartenenza, crescita e condivisione.

 

Settanta anni guardando avanti

Nel 2026 il gruppo raggiunge un traguardo importante, simbolo di una tradizione che ha saputo attraversare i decenni senza trasformarsi in semplice folklore da cartolina. «Festeggiare i settant’anni è qualcosa di estremamente importante», conclude Marta Borettaz. «È il segno dell’impegno continuo per mantenere viva questa tradizione, che non deve mai diventare qualcosa di superficiale». E se dovesse riassumere in tre parole cosa significa essere Les Badochys? «Danze, tradizione, divertimento».

Arianna Pinton

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