Dal deserto del Sahara al Monte Bianco, il nuovo format della Marathon des Sables debutta questo weekend in Valle d’Aosta. Ferdinand Charriau: «Il futuro dell’endurance è più accessibile, più vicino e più umano»
Mancano poche ore al via della prima edizione italiana di MDS Crazy Loops, il nuovo format firmato Marathon des Sables che da venerdì 19 a domenica 21 giugno porterà a Courmayeur una visione completamente nuova dell’endurance. Non più soltanto prestazione, chilometri e cronometro, ma un’esperienza costruita attorno alla condivisione, all’inclusione e alla scoperta dei propri limiti in un contesto straordinario come quello del Monte Bianco. Per 24 ore consecutive, runner, camminatori e appassionati di montagna percorreranno un anello immerso nell’ambiente alpino scegliendo liberamente il proprio ritmo e il numero di loop da affrontare. Alcuni cercheranno di superare i 170 chilometri, altri si fermeranno dopo uno o due giri. Ma, per la prima volta, il vero obiettivo dell’evento non sarà il risultato finale. «Non esiste un minimo da raggiungere. Non esiste il fallimento. Anche completare un solo loop ha un valore enorme», racconta Ferdinand Charriau, tra le figure chiave dello sviluppo internazionale del progetto Marathon des Sables.
DAL DESERTO ALLA MONTAGNA
Per comprendere davvero cosa rappresentino i MDS Crazy Loops bisogna tornare indietro di qualche anno, nel cuore del deserto marocchino. È lì che nasce il progetto MDS Handi, iniziativa che ha cambiato radicalmente la prospettiva della Marathon des Sables. Tutto parte da una domanda semplice: come rendere accessibile una delle gare endurance più dure al mondo anche alle persone in carrozzina? «Nel 2022 abbiamo iniziato a lavorare sull’inclusione chiedendoci come rendere la Marathon des Sables accessibile agli utenti in carrozzina. Nel 2023 abbiamo realizzato un primo test in Marocco con una squadra e il risultato è stato straordinario. Così nel 2024 siamo passati a dieci team», spiega Charriau. Ogni squadra è composta da una persona in carrozzina e tre runner che collaborano lungo il percorso, spingendo, trainando e affrontando insieme le difficoltà della gara. Ma ciò che ha colpito maggiormente gli organizzatori non è stato l’aspetto sportivo. «Quello che ci ha davvero sorpreso è stata la forza emotiva di questa esperienza. Non era soltanto sport. Era qualcosa di molto più profondo». Da qui nasce una nuova domanda rivolta direttamente ai partecipanti del progetto Handi: quale altro ambiente considerate ancora inaccessibile? La risposta è arrivata immediatamente: la montagna.
PERCHÉ COURMAYEUR
La scelta del Monte Bianco non è stata casuale. Per la comunità internazionale della Marathon des Sables, l’Italia rappresenta da sempre uno dei Paesi più attivi e appassionati. E Courmayeur è apparsa subito come la destinazione ideale per dare vita a questo nuovo capitolo. «L’Italia è sempre stata una comunità molto forte all’interno della Marathon des Sables. Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, possiede un’identità straordinaria e un riconoscimento internazionale che la rendono un luogo speciale. Quando abbiamo iniziato a confrontarci con la destinazione, è diventato subito evidente che fosse il posto giusto». Se il deserto marocchino rappresenta il simbolo storico della Marathon des Sables, l’ambiente alpino introduce una dimensione diversa ma altrettanto intensa. «Nel Sahara si vive l’immensità orizzontale. Qui c’è una sensazione verticale, quasi di elevazione. Cambia il paesaggio, ma resta la stessa immersione totale nella natura».
LA RIVOLUZIONE DEL LOOP
L’elemento che rende davvero unico il format Crazy Loops è però la sua struttura. A differenza delle tradizionali gare di ultra trail, i partecipanti percorrono un anello che li riporta continuamente al punto di partenza, creando un’esperienza profondamente diversa. «Il loop cambia completamente le dinamiche umane. Le persone continuano a incontrarsi, a ritrovarsi, a condividere momenti. Molto rapidamente smette di essere uno sforzo individuale e diventa qualcosa di collettivo». Il bivacco, proprio come nel deserto, diventa il cuore pulsante dell’evento. Qui si mangia, si riposa, si raccontano le proprie esperienze e si trovano nuove energie per ripartire. Lungo il percorso, inoltre, i partecipanti potranno fermarsi anche nei rifugi e nei ristoranti di montagna coinvolti nell’iniziativa. «Ci sarà musica, energia, vita durante tutte le 24 ore. Non vogliamo creare soltanto una corsa. Vogliamo creare un’esperienza».
LE HANDI TEAMS, IL CUORE DELL’EVENTO
Se il percorso ad anello rappresenta l’innovazione sportiva, le Handi Teams rappresentano l’anima del progetto. Per Charriau la solidarietà non è un elemento accessorio dell’evento. È il suo fondamento. «Senza il progetto Handi, i Crazy Loops non esisterebbero. Questa filosofia di solidarietà non è soltanto una componente dell’evento. È la sua base». Durante la manifestazione, molti partecipanti scelgono spontaneamente di affiancare una squadra Handi per uno o più loop, condividendo fatica, emozioni e obiettivi. «Alcune persone arrivano da sole e finiscono per unirsi a una squadra Handi. Aiutano, scoprono una realtà diversa e spesso quello diventa il momento più forte della loro esperienza». L’obiettivo, però, va oltre la dimensione sportiva. «Vogliamo cambiare la percezione della disabilità. Per molte persone resta qualcosa di distante o sconosciuto. Attraverso questa esperienza vogliamo creare vicinanza, comprensione e normalità».
IL FUTURO DELL’ENDURANCE
Per gli organizzatori, Crazy Loops rappresenta molto più di un nuovo evento. È una visione del futuro, un modello che punta a rendere l’endurance più accessibile, più sostenibile e più vicina alle persone. «Per noi i Crazy Loops rappresentano il futuro della Marathon des Sables. Eventi più accessibili, più vicini, con un impatto ambientale inferiore e capaci di offrire modi diversi di vivere l’endurance». Alla fine delle 24 ore qualcuno avrà percorso oltre 170 chilometri. Qualcun altro si fermerà molto prima, ma forse il risultato più importante non comparirà in nessuna classifica. «Speriamo che le persone tornino a casa con più fiducia in sé stesse. Il format le spinge ad andare oltre ciò che pensavano possibile. Ma soprattutto speriamo che se ne vadano con uno sguardo diverso sulla disabilità, sugli altri e sui propri limiti». Perché nei Crazy Loops, per una volta, la meta più importante non è il traguardo: è ciò che accade lungo il percorso.
Arianna Pinton









