Ci sono territori in cui il vino è soltanto un prodotto. E poi ci sono luoghi in cui diventa racconto, paesaggio, cultura, relazione umana.

In Valle d’Aosta, tra vigneti aggrappati alla montagna e piccoli produttori che custodiscono tradizioni antiche, l’enoturismo sta assumendo sempre più questo significato. A studiare il fenomeno è stata Anna Orselli, giovane ricercatrice al centro del progetto promosso dalla Fondazione Courmayeur Mont Blanc nell’ambito del programma pluriennale dedicato all’agricoltura di montagna.
Programma dedicato all’agricoltura di montagna
Una ricerca nata per comprendere come il turismo del vino possa diventare uno strumento di sviluppo territoriale per la regione alpina più piccola d’Italia. «L’idea era quella di mettere in dialogo domanda e offerta», racconta Orselli. «Da una parte gli operatori del settore vitivinicolo, dall’altra i visitatori. Volevamo capire quali fossero le aspettative degli enoturisti e quali elementi rendessero davvero distintiva l’esperienza valdostana».
Il risultato dello studio scientifico
Il risultato restituisce l’immagine di un turismo profondamente diverso rispetto a quello delle grandi destinazioni enologiche italiane. Qui non domina la dimensione industriale o spettacolare del vino, ma un approccio più intimo e territoriale. «Chi sceglie la Valle d’Aosta cerca autenticità», spiega. «Cerca il contatto diretto con il produttore, il racconto personale, la possibilità di comprendere il territorio attraverso il vino».
Il rapporto umano
Ed è proprio questo rapporto umano uno degli aspetti che emergono con maggiore forza dalla ricerca. Le piccole dimensioni delle aziende valdostane, spesso considerate un limite sul piano produttivo, diventano invece un valore dal punto di vista esperienziale. Il visitatore percepisce un’accoglienza più genuina, meno standardizzata, più vicina alla cultura della montagna.
L’unicità della Valle d’Aosta
Secondo Orselli, la vera forza della Valle d’Aosta potrebbe risiedere proprio nella sua capacità di non assomigliare alle altre regioni del vino. «La minore strutturazione del sistema può trasformarsi in un vantaggio competitivo», osserva. «Oggi molti turisti cercano esperienze sostenibili, autentiche e personalizzate. La Valle d’Aosta possiede naturalmente queste caratteristiche».
Le criticità di un territorio complicato
Naturalmente non mancano le criticità. Dalla ricerca emerge un sistema ancora frammentato, in cui molte realtà lavorano bene singolarmente ma faticano a costruire una strategia condivisa di promozione e comunicazione. «Servirebbe una maggiore integrazione tra cantine, strutture ricettive e territorio», sottolinea la ricercatrice. «Anche la comunicazione digitale e internazionale rappresenta oggi una sfida centrale». Ma proprio questa fase di evoluzione apre nuove prospettive.
Enoturismo come motore dello sviluppo
L’enoturismo, infatti, non riguarda soltanto il vino: diventa uno strumento per raccontare una montagna contemporanea, capace di innovarsi senza perdere identità. Un tema particolarmente importante in territori alpini che oggi cercano nuove forme di sviluppo sostenibile, soprattutto per le giovani generazioni. «Il vino permette di creare connessioni tra agricoltura, turismo, cultura e paesaggio», conclude Orselli. «E può aiutare a costruire un modo diverso di vivere e raccontare la montagna».
Fondazione Courmayeur Mont Blanc
La ricerca sull’enoturismo si inserisce nel più ampio percorso avviato dalla Fondazione Courmayeur Mont Blanc sul tema dell’agricoltura di montagna, che negli anni ha approfondito anche la viticoltura eroica, l’allevamento caprino e la melicoltura valdostana attraverso studi, convegni e pubblicazioni dedicate.
Arianna Pinton
Foto copertina: 3_Cave2024_vendemmie_evigarbolinophotographer00027
© Evi Garbolino per Cave Mont Blanc