È la prima fondata in Italia e la seconda a livello mondiale, pioniera nella promozione e nella valorizzazione della montagna, con un focus sull’alpinismo. Ne parla Alex Campedelli
Nel 1850 i pionieri di questa nobile professione si unirono per creare un ente prestigioso, mirato a dare forma a un lavoro, quello delle guide alpine, che era diventato essenziale per il turismo montano. Numerose guide hanno contribuito, nel corso degli anni, a elevare il prestigio della Società e di Courmayeur: alcune più celebri, altre meno conosciute, ma tutte unite dalla stessa passione nel trasmettere l’amore per la montagna agli appassionati. Figure storiche come Emile Rey, Arturo Ottoz, Giuseppe Petigax, i fratelli Ollier, Walter Bonatti e Cosimo Zappelli hanno tracciato un sentiero, simile a quelli che si “aprono” tra le vette, consentendo alle generazioni successive di continuare a diffondere la passione per la montagna.
Ne abbiamo parlato con Alex Campedelli, presidente della Società Guide.
La Società detiene un primato eccezionale. Come riuscite a mantenere vitale il vostro sodalizio?
La Società Guide di Courmayeur è stata la prima ad essere fondata in Italia e la seconda al mondo e quest’anno faremo i 175 anni dalla sua creazione e cerchiamo di pensare a tornare un po’ alle origini per vedere come le nostre guide, che hanno creato la Società, pensavano sia su come costituirla sia come mantenerla viva. Per la parte lavorativa cerchiamo di offrire un servizio al top per i nostri clienti, creando un rapporto unico noi-loro; cerchiamo di fornire sicurezza in quota, cerchiamo di legarli alla nostra corda e trasmettere la passione che abbiamo per la montagna. Abbiamo una passione unica secondo me, e siamo una grande famiglia e cerchiamo di mantenere viva la voglia di far parte di questa grande Società. La nostra casa è una delle più belle di Courmayeur. Recentemente abbiamo ristrutturato il bar delle guide attraverso i nuovi gestori e quindi, così come manteniamo bellissima la casa, cerchiamo di mantenere vivo l’amore che abbiamo per la montagna e trasmettere ai nostri clienti questa nostra grande passione.
Quanti soci avete?
Abbiamo circa 63 soci, tra cui quelli in attività, che svolgono la professione, poi abbiamo le guide emerite, che sono quelle andate in pensione e che quindi sono ancora guide, però non svolgono più l’attività coi clienti. E poi abbiamo le guide onorarie. Dalle guide emerite soprattutto io cerco di cogliere tutte le tradizioni che abbiamo e chiedere risposte a tutti i dubbi. Cerchiamo di farli partecipare alla vita della società, li invitiamo alle feste e agli aperitivi per continuare a far loro vivere la Società guide.
Quali sono i compiti e gli obiettivi della Società Guide di Courmayeur?
I compiti istituzionali sono il promuovere la cultura della montagna. Cerchiamo di trasmettere agli altri, ai nostri clienti, alle guide nuove e ai residenti di Courmayeur questa passione e rispetto che abbiamo per la montagna e per l’alpinismo.
Dal 1850 l’alpinismo è cambiato molto: oggi esiste la tecnologia, materiali innovativi, più facilità di viaggiare per raggiungere luoghi remoti.
È vero che sono cambiate le tecnologie e probabilmente arriviamo prima nei posti più remoti, ma la voglia di esplorare questi nuovi posti rimane, e rimane anche la voglia e di fare soccorso.
Non dimentichiamo il Soccorso alpino.
Esatto, perché è proprio sul Monte Bianco che è nato il soccorso organizzato tra noi e i francesi. E molti di noi fanno parte del Soccorso alpino valdostano e questa voglia e questo senso di dover aiutare gli alpinisti in difficoltà l’abbiamo sin dalla nascita dell’alpinismo e lo portiamo avanti ancora adesso.
C’è qualcosa che invece è rimasto più o meno inalterato nell’arco di questi 175 anni?
Beh sì, la voglia di esplorare. Le guide di Courmayeur negli anni hanno viaggiato molto, hanno conquistato nuove montagne. Basti pensare, per esempio, il Duca degli Abruzzi che si appoggiava alle guide di Courmayeur e ha aperto un sacco di nuove vie, organizzato parecchie spedizioni esplorative. Poi abbiamo il K2, l’anno scorso erano i settant’anni dalla conquista e noi avevamo quattro guide di Courmayeur in quella spedizione.
Avete inaugurato la mostra “In cordata con Ninì” al Museo alpino Duca degli Abruzzi, dedicata a Ninì Pietrasanta e Daniele Boccalatte. Oggi c’è più attenzione sulla presenza delle donne nell’alpinismo – non solo delle pioniere come Pietrasanta – o è un mondo ancora molto al maschile?
All’interno dell’organico delle guide abbiamo Anna Torretta, che è stata anche nella spedizione al K2. Lei è per noi un vanto, perché è una donna, una mamma e una guida che ha voglia di fare, è andata in spedizione, è stata negli anni scorsi la pioniera nelle gare di dry-tooling. È chiaro che l’alpinismo e la professione di guida è un mestiere un po’ più duro rispetto ai mestieri normali e quindi ci sono meno donne, per questo è un onore averla tra di noi e non ha nulla a che invidiare alle guide maschi.
Arianna Pinton