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Il guardacaccia di Courmayeur racconta la sua vita immersa nei boschi e il suo impegno per la salvaguardia della fauna selvatica


Maurizio Fonte non ha cercato alternative: è stata la natura a scegliere lui. Da oltre quarant’anni i boschi di Courmayeur sono il suo ambiente di lavoro. Per Maurizio, la protezione degli animali è una missione che non conosce fatica: “Bisogna essere molto attenti”, spiega. “Si deve procedere cautamente, evitando di fare rumore, perché il nostro obiettivo è osservare.” Questo è il compito di un guardacaccia. La sua esperienza nei boschi è così profonda che a un certo punto è diventato parte di essi. “È come giocare a nascondino”, spiega. “Sono più di quarant’anni che cammino, osservo, cerco: ho foto di animali in tutta casa. Non potrei farne a meno, anche d’inverno, con le ciaspole, percorro la montagna e vado nel bosco.” Maurizio Fonte è un maestro nell’arte del camuffamento e riesce a non farsi notare nemmeno dai più timorosi camosci e volpi. “So perfettamente dove trovarli e amo fotografarli senza teleobiettivi: facile fotografare un capriolo a duecento metri. Io uso il telefonino e mi avvicino fino a cinquanta metri.” Maurizio sa che per comprendere il comportamento e la salute degli animali, bisogna osservarli nel loro habitat. Con un’area di competenza di 7 mila ettari, lavora con altri due colleghi per proteggere la fauna selvatica e l’ambiente di Courmayeur. Ogni giorno è un’avventura: “Il mio è il più bel mestiere al mondo”.
Maurizio segue il ritmo della natura. Può trovarsi nel bosco dall’alba al tramonto, a volte fino a notte fonda, poiché alcuni animali sono attivi solo al buio. La sua vita lavorativa è un equilibrio tra il mondo animale e le esigenze della sua famiglia.
La passione di Maurizio per la natura è iniziata quando era bambino. A sei anni, abbandonò il tragitto verso scuola per avventurarsi nel bosco. Lì, nascosto in un tronco, assistette alla nascita di un cucciolo di camoscio, esperienza che segnò il suo destino. “Il bosco divenne la mia aula, la natura la mia insegnante”, ricorda. Da adolescente preferiva trascorrere le notti sotto le stelle piuttosto che nei locali affollati: “Spesso marinavo la scuola per andare per i boschi nel tragitto da Veran a Courmayeur a piedi, incantato da tanta bellezza.” E di questa passione ha fatto una professione: “Ho frequentato il corso per conoscere la selvaggina, controllarla e farne il censimento alla Scuola forestale di Latemar, Bolzano, diventando poi guardacaccia della catena del Monte Bianco”, riserva che nel 2025 compirà cento anni. “Ci sono cacciatori che rispettano le regole e poi ci sono gli sparatori”, spiega. “I cacciatori devono fare corsi e sostenere esami per l’uso dei fucili ogni tre anni. Gli sparatori sono invece disposti a sparare a qualsiasi animale”. E qui entra in gioco la sua grande esperienza: “Accompagno i cacciatori e decido quale animale può prelevare e quale no. Per esempio, un camoscio anziano o uno disabile. Decido io l’animale da abbattere in base al Piano faunistico nazionale e della Regione, che stabilisce ogni anno quanti capi si possono prelevare. E i cacciatori si devono attenere scrupolosamente, altrimenti incorrono in sanzioni.” In caso di errore, vi è poco margine di tolleranza: “Il cacciatore porta il capo al centro di controllo. Se ha sbagliato, si valuta l’errore, ma viene revocata la licenza se uno nasconde il capo: diventa bracconaggio.” Tutto con l’obiettivo di salvaguardare gli animali selvatici. Una decina di anni fa, un grande cambiamento in Valle: “Con l’arrivo del lupo nel 2012 e poi ufficialmente dal 2020, è successo che i caprioli e i cervi non erano abituati ai predatori e i lupi ne hanno prelevati un buon numero. Adesso, dopo cinque anni, gli animali sopravvissuti hanno capito e cambiato abitudini, guardandosi le spalle e uscendo più spesso quando i lupi non cacciano. Caprioli e camosci si stanno riprendendo. Ci sono stati parecchi problemi coi piccoli di cervo, ma anche questi hanno cambiato orari. Gli stambecchi stanno ripopolando tutto l’arco alpino: si arrampicano sulle rocce, dove il lupo non va.” Maurizio ha trovato la sua realizzazione per tutta la vita. “Presto andrò in pensione”, dice, “ma continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: essere nel bosco, per fotografare”. Con un contratto a vita con la natura, Maurizio Fonte è il custode che continuerà a proteggere gli animali e a trasmettere la sua passione.

Arianna Pinton

Courtesy of Best of the Alps for Courmayeur Mont Blanc
Courtesy of Best of the Alps for Courmayeur Mont Blanc

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